<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3793724</id><updated>2009-02-21T02:14:03.110-08:00</updated><title type='text'>DOSSIER</title><subtitle type='html'>inquestomondodisquali:
gli approfondimenti</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://dossierscaccia.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3793724/posts/default'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dossierscaccia.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>gabriele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10696428822115741262</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>10</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3793724.post-95995062</id><published>2003-06-24T15:06:00.000-07:00</published><updated>2003-06-24T15:06:20.293-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;b&gt;IL GRANDE ORECCHIO&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Da “Tv7” di qualche anno fa.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Lo chiamano il "Grande Orecchio". E' l'entita' sempre piu' incombente che ascolta tutto di tutti. Quasi un incubo. Con molte difficolta', siamo riusciti a penetrare all'interno di questo Grande Orecchio. E' nascosto in un enorme palazzo di vetro alla periferia di Roma. Corridoi asettici, deserti. Una stanza scarna, senza identita' ne' indirizzo, gente fantasma che non vuol farsi riconoscere, nervosa. Un luogo proibito: la sala-ascolto dell'"ufficio I", la sezione piu' riservata della Guardia di Finanza. Qui si intercettano telefonate di chiunque a chiunque. Ad un'unica condizione: che l'ordine arrivi da un magistrato. Questo e' dunque il Grande Orecchio legale. Sale ascolto simili le hanno tutte le forze dell'ordine. Non solo. Secondo i dati del Ministero di Grazia e Giustizia sale ascolto, a disposizione dei giudici, sono installate anche presso 164 Procure per un totale di 5.138 apparecchiature. Impossibile entrare, specialmente adesso che il settore delle intercettazioni e' diventato un campo minato. Ma in questo viaggio dentro il Grande Orecchio cercheremo di dimostrarvi che legalmente o illegalmente, per affari o per gioco, siamo tutti un po' spiati. Nessuna paura. Abbiamo forse scoperto anche il modo di difenderci.&lt;br /&gt;La storia per cosi' dire ufficiale delle intercettazioni comincia in un palazzo americano nel '72. E' lo scandalo Watergate che travolge Nixon. Pensare che erano stati proprio gli americani a denunciare il vizio sovietico di spiare. Ma per la verita' il vizio e' notoriamente universale. In Francia sotto il peso delle intercettazioni cade Balladur. In Spagna denunciano che sotto controllo c'e' anche re Juan Carlos. Per non parlare delle sorti del trono britannico affidate agli scoop su Diana. &lt;br /&gt;Da noi il primo a parlare a voce alta del Grande Orecchio fu Cossiga che temeva microspie anche al Quirinale. Certamente c'erano al Viminale, secondo la testimonianza clamorosa di un ex ministro dell'Interno. "Il primo giorno che arrivai nel mio ufficio - ci racconta Roberto Maroni -, l'allora capo della polizia Parisi mi consiglio' di far bonificare la stanza. Lui faceva bonificare la sua due volte a settimana".&lt;br /&gt;Alcuni scandali o presunti tali nel tempo sono venuti alla luce. Anzi, talmente numerosi e senza confini politici da spingere Andreotti a parlare argutamente di "centralinismo democratico", nel senso che non si e' salvato e non si salva nessuno. Dal giudice Carnevale al commercialista Mandalari, da Di Pietro a Craxi.&lt;br /&gt;Le intercettazioni allo Stato costano. Si pensi che solo alla Procura di Torino hanno speso in un anno oltre due miliardi di lire. La mancanza di personale costringe ad affidarsi spesso a societa' esterne alla pubblica amministrazione. Una microspia telefonica costa 15 mila lire al giorno, 350 mila una microspia ambientale. Si passa a un milione per l'intercettazione di un cellulare e a un milione e ottocentomila per l'uso del sistema di individuazione GPS (Global Position System) messo a punto dalla Nasa. &lt;br /&gt;Le intercettazioni sono servite, com'e' noto, nei grandi casi. Come il sequestro Moro. O la scomparsa di Emanuela Orlandi. O anche per la strage di Ustica. Ma servono quotidianamente anche per sconfiggere la criminalita'. Qui i carabinieri di Napoli grazie alle intercettazioni stroncano un traffico internazionale d'armi. E qui la polizia con lo stesso mezzo scopre che finti tecnici Sip interferivano nelle telefonate per vincere gare d'appalto pubbliche. Ma chi altri intercetta e per ordine di chi?&lt;br /&gt;C'e' un settore che non riceve ordini. E', naturalmente, quello dei servizi segreti. I dossier che Sismi e Sisde conservano nei loro impenetrabili bunker sono ufficialmente 308 mila: lo ha stabilito il comitato per i servizi. Ma si calcola che ci siano almeno un milione di schedature illegali. Su tutto e su tutti. Schedature definite "galleggianti" e che quasi mai finiscono sul tavolo dei magistrati, secondo l'autore del cosidetto "rapporto Achille". "Ci sono dossier su tutti i protagonisti della vita pubblica italiana, ma proprio tutti. Una schedatura a 360 gradi", ci ha confermato Roberto Napoli, ex agente del Sisde.&lt;br /&gt;La verita' e' che e' facile intercettare. Molto facile. L'intercettazione fissa e' addirittura elementare. Basta una microspia: costo totale un milione, compresa la radio ricevente. Ancora piu' semplice, pare, l'intercettazione mobile grazie all'apporto dato, nei casi legali, della Telecom. "E' un'operazione virtuale. Basta un software per mettere sotto controllo un cellulare, le sue chiamate finiscono direttamente alla centrale. Non e' vero oltretutto quello che si dice: e' intercettabile anche il GSM, l'ultima generazione dei telefonini, ci vuole solo piu' tempo", spiega il responsabile del servizio Attilio Achler.&lt;br /&gt;L'intercettazione dal 1974 e' illegale, compresa quella dei servizi segreti. Un magistrato puo' mettere il telefono di un cittadino sotto controllo (dall'anno scorso anche di un parlamentare) solo quando sospetta di un reato grave, punito con una pena superiore ai cinque anni. La richiesta va convalidata dal gip. Il paradosso e' che invece e' consentito di fatto l'acquisto di apparecchiature: per acquistarle si dovrebbe presentare un'autorizzazione del Ministero delle Poste ma nessuno la chiede. &lt;br /&gt;Molti italiani, non solo privati cittadini, vanno a Londra in un negozio di South Adley street che non si nasconde certo dietro una metafora. Entriamo dunque nello "spy shop", strada discreta, quartiere di lusso. Troviamo due funzionari dell'ambasciata russa, un paio di spagnoli proprietari di un casino, una ragazza forse tradita e anche un collega della Bbc in caccia di una candid-camera. Non li dovremmo ...vedere ma nel regno delle spie tutto e' consentito. L'idea e' stata di una distinta signora che ha intravisto l'affare. Giura che non si tratta di un ex spia. Nel negozio c'e' di tutto. Obiettivi di telecamere nascoste negli orologi, nei pacchetti di sigarette, in un walk-man, addirittura negli occhiali da sole. E altri aggeggi infernali. Per non parlare dei microfoni: facilissimo mimetizzarli. Ci dice David Ross, il direttore del negozio: "Anche un giudice italiano antimafia ci ha chiesto materiale. Effettivamente il mercato italiano e' fra i piu' redditizi. Vendiamo tutto a tutti senza troppe spiegazioni. Politici, poliziotti, industriali, mariti sospettosi, curiosi. Non ci sentiamo in colpa. Chi vende pistole non e' responsabile di tutti i reati che si fanno con quelle pistole"&lt;br /&gt;Giochiamo. Con uno scanner, cioe' un analizzatore di frequenze, tarato intorno ai 900 megahertz, la frequenza appunto dei cellulari, captiamo tutte le telefonate della zona di Mayfair dove ci troviamo. Niente di clamoroso. Solo qualche appuntamento a cena. Ma con pochi soldi ormai ognuno di noi puo' sapere ormai tutto di tutti. &lt;br /&gt;C'e' chi ne ha fatto, ad esempio, un gioco televisivo come Chiambretti che nella trasmissione "Il laureato" ha intercettato Ambra mentre ripeteva passo passo le parole di Boncompagni, come una replicante. C'e' anche chi di questo gioco del pettegolezzo, frutto della societa' incivile, di questo sport del buco della serratura, ne ha fatto un libro di successo (rompendo molte famiglie) come gli autori di "Italia ti ascolto". E chi si e' inventato una rubrica divertente e rigorosamente anonima, "Il terziario arretrato", come il settimanale "Cuore". "L'autore? Non lo conosco neppure io - confessa il direttore Claudio Sabelli Fioretti -, beh una cosa posso rivelarla. Interceptor in realta' e' doppio, nel senso che sono due persone. Ma diciamo il vizio non il peccatore. Sul giornale i nomi sono tutti cambiati. Anche se qualcuno si riconosce...".&lt;br /&gt;Secondo un sondaggio quattro italiani su dieci hanno paura di essere intercettati quando parlano. E forse hanno ragione. Probabilmente siamo un popolo di spiati e dunque di spioni. Ma ci si puo' difendere? Nel settore delle investigazioni private chi si e' specializzato nel controspionaggio, cioe' nella difesa o come si usa dire in termine tecnico nella bonifica. E' l'agenzia Tom Ponzi, forse perche' il fondatore fu la prima vittima della legge contro l'intercettazione. "Lavoriamo soprattutto nel campo dello spionaggio industriale - spiega Miriam Ponzi -. Difendiamo i segreti delle aziende. C'e' troppa gente senza scrupoli. Ma proteggiamo chiunque voglia stare tranquillo".&lt;br /&gt;Dunque, niente paura. Ci sono anche gli antispioni. Contro lo "scanner" esiste lo "scrambler". Il nemico del Grande Orecchio, una sorta di angelo del Villaggio Globale. Lo scrambler codifica il messaggio in partenza e lo rende cosi' intelleggibile da un altro apparecchio ricevente. Sta tutto in una valigetta. Ma contro le cimici ci sono anche apparecchi piu' piccoli, da tenere in borsetta. Un consiglio: con i primi risparmi acquistatene uno. E potrete parlare tranquilli. Forse.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Pino Scaccia&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3793724-95995062?l=dossierscaccia.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3793724/posts/default/95995062'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3793724/posts/default/95995062'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dossierscaccia.blogspot.com/2003_06_22_archive.html#95995062' title=''/><author><name>gabriele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10696428822115741262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='06290854959660768699'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3793724.post-88527153</id><published>2003-02-04T04:12:00.000-08:00</published><updated>2003-02-04T04:12:12.806-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;img src="http://213.215.144.81/public_html/images/c/clark_laurel.jpg" width=180 height=122 align="right" border=0 alt= "spazio"&gt;  &lt;br /&gt;&lt;b&gt;L'ULTIMA MAIL DALLO SPAZIO&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Aveva viaggiato nel fondo degli oceani per anni, prima di entrare nella Nasa per intraprendere un altro viaggio, quello nello spazio, che sarebbe diventato il suo ultimo. Laurel Clark, il medico dei sottomarini diventato astronauta, era madre di un bambino di otto anni. Questa è l'e-mail che Laurel Clark spedì alla propria famiglia un giorno prima di morire nel tragico avvicinamento alla terra dello Shuttle Columbia. &lt;br /&gt;Salve a tutti sul nostro magnifico pianeta Terra. La vista da qui è davvero maestosa. Una missione terribile e noi siamo molto impegnati a fare scienza fino all'ultimo momento. Anche il momento preso per scrivere un'e-mail è tempo prezioso, e io sarò breve, e distribuito a coloro che conosco e amo. &lt;br /&gt;Ho visto alcune cose incredibili: la luce che si diffonde sul Pacifico, l'aurora australe che illumina l'intero orizzonte visibile sui bagliori cittadini dell'Australia sotto, la luna crescente che si pone su un lembo della Terra, le vaste pianure dell'Africa e le dune di Capo Horn, i fiumi che irrompono nei passi di alte montagne, le ferite dell'umanità, la continua linea di vita che si estende dal Nord America, attraverso l'America centrale e nel Sudamerica, una luna crescente che di mette su un lembo del pianeta blu. Il monte Fuji appare come una piccola gobba da quassù, ma si distingue come un punto di riferimento. &lt;br /&gt;Magicamente, il primissimo giorno noi siamo scivolati sul lago Michigan e ho visto Wind Point (il Wisconsin) chiaramente. Non sono mai stata così felice finora. A ogni orbita andiamo su una parte leggermente differente della Terra. Naturalmente, per la gran parte del tempo lavoro nello Spacelab e non vedo nulla di tutto questo. Ma ogni volta che guardo fuori, è stupendo. Anche le stelle hanno una speciale brillantezza". &lt;br /&gt;"Ho visto il mio 'amico' Orione molte volte. Prendere foto della Terra è davvero un'impresa, una scoscesa curva d'apprendimento. Penso di aver preso, alla fine, alcune belle immagini negli ultimi 2 giorni. Tengo le dita incrociate per la messa a fuoco. &lt;br /&gt;La mia vista da vicino è leggermente peggiorata qui su, così voi avete visto mie foto/video con indosso gli occhiali. Mi sento benedetta per essere qui a rappresentare il nostro paese e a condurre ricerche di scienziati di tutto il mondo. Tutti gli esperimenti hanno raggiunto molti dei loro scopo, nonostante gli inevitabili intoppi che avvengono quando queste complicate imprese vengono realizzate. Alcuni esperimenti sono stati fatti, extra-scienza. Alcuni sono stati completati e uno è appena partito oggi. &lt;br /&gt;Il cibo è ottimo e mi sento davvero a mio agio in questo nuovo, totalmente diverso ambiente. Ci metto ancora un po' a mangiare perché la gravità non aiuta a spingere giù il cibo nell'esofago. E' anche una sfida restare continuamente idratata. Mentre i nostri fluidi corporei sono spostati verso la testa, il nostro senso della sete è quasi inesistente. &lt;br /&gt;Grazie ai tanti di voi che hanno aiutato me e le mie avventure attraverso gli anni. Questa le ha battute tutte. Io spero che abbiate potuto sentire l'energia positiva che circondava l'intero pianeta quando noi vi scivolavamo sopra. &lt;br /&gt;Vi amo tutti, &lt;b&gt;Laurel&lt;/b&gt;". &lt;br /&gt;&lt;i&gt;Ap-Biscom &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3793724-88527153?l=dossierscaccia.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3793724/posts/default/88527153'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3793724/posts/default/88527153'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dossierscaccia.blogspot.com/2003_02_02_archive.html#88527153' title=''/><author><name>gabriele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10696428822115741262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='06290854959660768699'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3793724.post-88378026</id><published>2003-02-01T07:09:00.000-08:00</published><updated>2003-02-04T04:10:18.000-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;b&gt;CERMIS, UNA STRAGE IMPUNITA&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;3 febbraio 1998, i tempi della guerra in Bosnia. Dalla base Nato di Aviano parte in volo di addestramento un aereo dei marines. La missione e’ chiamata Easy 01, all’interno dell’operazione pianificata Deny Flight. Il velivolo e’ usato per la guerra elettronica:  e’ un   Ea – 6 b  detto Prowler, il  predatore. Decolla alle 14,36.. Alle 15,12 minuti e 51 secondi trancia due cavi della funivia che da Cavalese porta al monte Cermis. Una cabina precipita fino a valle, a ridosso del fiume Avisio. Muoiono diciannove turisti e il manovratore della funivia. Alle 15,26 il Prowler atterra di nuovo ad Aviano. Il pilota dira’: “&lt;i&gt;Ho sentito solo uno scossone&lt;/i&gt;”. &lt;br /&gt;L’hanno definita la strage impunita perche’ nessuno e’ stato condannato per quei morti, nonostante le prove precise, pesanti  di responsabilita’.  Cinque anni dopo, sul  luogo della tragedia c’e’ una croce, a memoria. La funivia e’ da tempo nuova, splendente. E la valle del Cermis e’ tornata un luogo di vacanza. Anche perche’ adesso quei voli non possano piu’. Ma nessuno dimentica i lutti. E la rabbia. &lt;br /&gt;Morirono in venti, quel martedi’, in piena settimana bianca: nove donne e undici uomini, se si puo’ chiamare un uomo Philip, quattordici anni, polacco, morto con la madre Ewa. I turisti venivano da tutta Europa: anche da Germania, Austria, Belgio,  Olanda. Gente di casa, da anni, su queste montagne. Ma di casa era soprattutto Marcello Vanzo, il manovratore, che quel giorno aveva scambiato il turno, e il destino, con un collega. &lt;br /&gt;Una strage impunita, e’ stato detto. Ma anche piena di misteri, mai chiariti. Un volo radente autorizzato o no?, dieci minuti di silenzio radio (proprio in prossimita’ dell’impatto fatale, dalle 15,05 alle 15,15 quando il pilota lancia l’emergenza), un “mission recorder” sparito, una cassetta video distrutta, una carta di volo contestata, un allarme lanciato da tempo, soprattutto un’assoluzione scandalosa. Andiamo per ordine.&lt;br /&gt;La missione era sicuramente autorizzata dalle autorita’ italiane.  Quel volo era il quarto di una lista di dieci presentata dal comando dei marines. C’e’ una sigla sotto a quell’elenco, di un capitano italiano, il cognome comincia per F.  Dal segreto militare filtra un particolare: gli americani avrebbero inserito il Prowler in un elenco che invece era destinato solo agli F 16. Un errore. Resta il fatto che nessuno se ne e’ accorto. Ne’ l’altro ufficiale italiano, M.B.G, che controfirmo’,  ne’ il centro di controllo di Martinafranca. &lt;br /&gt;L’inchiesta, immediata, della procura di Trento stabilisce in ogni caso la gravissima responsabilita’ del pilota. I voli normali erano autorizzati a una quota di 1100 metri , anche se fosse stato autorizzato al volo radente non poteva scendere piu’ in basso di 650 metri. L’impatto, invece, e’ avvenuto a 150 metri da terra. L’aereo volava sicuramente anche a una velocita’ nettamente superiore a quella prevista. Secondo i dati forniti da un aereo –radar Usa “Awacs” che in quel momento voleva a una quota superiore, il Prowler andava a 500 miglia orarie e non a 100 come previsto dal regolamento.  Lo conferma il 12 marzo, quaranta giorni dopo la strage, il rapporto della commissione d’inchiesta americana presieduta dal generale Michael Delong . “&lt;i&gt;La causa dell’incidente &lt;/i&gt;– si legge nel documento - &lt;i&gt;e’ stata un errore dell’equipaggio che ha guidato in modo aggressivo l’aereo, superando la velocita’ massima e volando ben al di sotto della quota richiesta&lt;/i&gt;”.  I periti italiani vanno oltre. Stabiliscono che l’aereo si e’ infilato fra i due cavi tranciati, distanti fra loro fra i trenta e i quaranta metri. Una bravata, insomma. Una scommessa, come tante altre volte, in cui ci si giocava una birra la sera. La gente di montagna e’ di poche parole. Ma ricorda. Testimoni quel giorno hanno visto passare l’aereo pochi istanti prima della tragedia a volo radente sul pelo del lago artificiale di Stramentizzo. E non era certo la prima volta.&lt;br /&gt;La battaglia legale e’ lunga. Ma vince la politica, con Clinton impegnato in prima persona. I militari americani evitano il processo in Italia. Sul Prowler erano in quattro. Il comandante, il capitano Richard Ashby, 32 anni, californiano, 750 ore di volo ,. veterano della Bosnia. Il navigatore  Joseph Schweitzer, 30 anni, dello Stato di New York. Dietro, seduti nel retro della cabina, c’erano i due addetti alle attrezzature di ricognizione:  Chandler Seagraves  28 anni dell’Indiana e William Raney, 26 anni del Colorado.  &lt;br /&gt;Quasi esattamente un anno dopo, l’8 febbraio 1999,  si apre il processo davanti alla corte marziale di Camp Lejeune, la base dei marines, nel North Carolina. Il capitano rischia 206 anni di carcere. Il 4 marzo invece  e’ assolto, dopo sette ore e mezza di camera di consiglio, da tutte le imputazioni. Uno scandalo: la corte gli riconosce che il volo era autorizzato a una quota di 500 piedi (ma lui stava molto piu’ sotto, altrimenti non avrebbe tranciato i cavi), che le mappe di volo non contenevano le indicazioni della funivia (lo stesso comando dei marines lo ha smentito: sulla Tpc, la carta di pilotaggio tattico la funivia era segnata) e che il radar-altimetro presentava difetti di funzionamento (circostanza mai dimostrata).&lt;br /&gt;Dopo il verdetto Ashby dice: “&lt;i&gt;Adesso le mie preghiere sono tutte per le vittime&lt;/i&gt;”. Ma i giornali americani scrivono che il giorno dopo sta a Las Vegas a festeggiare la liberta’.&lt;br /&gt;Sia pure in minima parte, comunque ha poi pagato. Perche’ anche quel giorno, come consuetudine, era stato girato un video delle prodezze.  Il video del Cermis non esiste piu’ per un motivo semplice: e’ stato distrutto. La confessione e’ del co-pilota,  Schweitzer. Preso dal rimorso, ha dichiarato: “&lt;i&gt;Alla fine del volo ho consegnato la cassetta al comandante. Non l’ho piu’ rivista&lt;/i&gt;”. Ma intanto, perche’ reo confesso, lui evita il carcere. &lt;br /&gt;A maggio c’e’ dunque un nuovo processo al pilota, Ashby, per ostruzione di prove.  Stavolta e’ condannato,  a sei mesi.  Ma esce di carcere, non si capisce perche’,  con un mese di anticipo.  Dal 2 ottobre di quattro anni fa e’ nuovamente un uomo libero. Torna  a vivere nella villetta di Jacksonville, vicino alla base dei marines . Non apre piu’ bocca. Ma e’ la sua ragazza, Dodie, a parlare. E’  infuriata.: “&lt;i&gt;La cella di Richard, pensate, non aveva l’aria condizionata.  Ha passato i primi mesi da solo a leggere davanti a un tavolo. E io potevo andarlo a trovare solo il fine settimana&lt;/i&gt;”.  Povero cowboy. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Pino Scaccia&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3793724-88378026?l=dossierscaccia.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3793724/posts/default/88378026'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3793724/posts/default/88378026'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dossierscaccia.blogspot.com/2003_01_26_archive.html#88378026' title=''/><author><name>gabriele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10696428822115741262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='06290854959660768699'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3793724.post-88269588</id><published>2003-01-30T07:01:00.000-08:00</published><updated>2003-01-30T07:01:56.613-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;b&gt;IL DELITTO DI COGNE&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;E' trascorso un anno da quella tragica mattina del 30 gennaio 2002, quando una mano sconosciuta ha ucciso il piccolo Samuele Lorenzi. In un anno di indagini, la sola iscritta nel registro degli indagati è la mamma di Sammy, Annamaria Franzoni. E' stata lei a uccidere il figlio? Per gli inquirenti di Aosta sì. Altre persone, solo ''genericamente sospettabili'' - così si legge negli atti processuali - hanno alibi che reggono.&lt;br /&gt;E' trascorso un anno dall'inferno che ha fagocitato le valli tranquille ai piedi del Gran Paradiso. E' bastato il rombo assordante del motore dell' eliambulanza diretta alla frazione Montroz di Cogne, a spezzare il silenzio dei boschi e delle valli.&lt;br /&gt;Sono circa le nove del 30 gennaio 2002, in casa di Stefano Lorenzi e Annamaria Franzoni giace esanime il piccolo Samuele, di tre anni, secondo figlio della coppia, aggredito e gravemente ferito da una mano sconosciuta. Il bambino muore poco dopo, dell' arma del delitto nessuna traccia.&lt;br /&gt;Ecco, minuto dopo minuto, quel che accade quella mattina, dalle ore 5 circa alle 10, a Cogne, in casa Franzoni, in altre abitazioni e per le vie del paese, così come emerge dalla lettura degli atti dell' inchiesta:&lt;br /&gt;&lt;b&gt;ore 5.45 circa&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;: Stefania Neri, medico di guardia, è chiamata dalla famiglia Lorenzi, in quanto Annamaria Franzoni ''si sente poco bene''. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;5.45: &lt;/b&gt;Carlo Guichardaz, titolare di un negozio di generi alimentari, esce di casa e a bordo del suo furgone si reca in un supermercato all' ingrosso di Burolo (Torino).&lt;br /&gt;&lt;b&gt;5.50-6.00 circa&lt;/b&gt;: la dottoressa Neri arriva in casa Lorenzi e visita Annamaria Franzoni. La visita dura circa venti minuti. Alla paziente non viene prescritto alcun farmaco, non ravvisandosene la necessità.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;6.20&lt;/b&gt;: la dottoressa Neri lascia la casa dei Lorenzi.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;6.50-7.00 circa&lt;/b&gt;: i coniugi Carlo Perratone e Graziana Blanc, la sera precedente ospiti in casa dei Lorenzi, escono di casa. Lui a bordo di un fuoristrada, lei di una Fiat Punto si recano a Cogne, per aprire il negozio di alimentari gestito dalla donna. Lungo la strada non incontrano nè autovetture, nè persone a piedi. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;7.15&lt;/b&gt;: Ottino Guichardaz, genero di Daniela Ferrod, vicina di casa dei Lorenzi, esce di casa e si reca a piedi presso un albergo per prendere il furgone del figlio, Carlo, nel garage; poco dopo torna a casa. Alla stessa ora Gino Guichardaz, detto ''fuffy'', più volte assistito in strutture psichiatriche pubbliche, esce di casa, in frazione Gilliman, da solo e si dirige verso Cogne.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;7.15-7.20&lt;/b&gt;: come ogni mattina, Maria Bethaz consegna il latte fresco al negozio di Graziana Blanc.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;7.30-7.40: &lt;/b&gt;Stefano Lorenzi esce di casa e si reca ad Aosta.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;7,45: &lt;/b&gt;Carlo Perratone, dopo aver aiutato la moglie a sistemare le ceste di pane, lascia il negozio di quest' ultima e si dirige in automobile verso il suo negozio a Gilliman, che dista circa tre chilometri.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;8.00&lt;/b&gt;: Carlo Perratone apre il suo negozio: arriva subito il primo cliente, Gino Guichardaz (Fuffy), seguito poco dopo da un altro abituale cliente, Dario Grappein.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;8.00&lt;/b&gt;: secondo il Gip, è il momento dal quale decorre il lasso temporale, che si protrae fino alle 8.29, entro il quale l' assassino aggredisce Samuele Lorenzi.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;8.00-8.15 circa&lt;/b&gt;: Davide Lorenzi esce di casa; in attesa della mamma che lo accompagnerà alla fermata della scuolabus, fa qualche giro in bicicletta davanti all' abitazione. Il piccolo Samuele, che stava dormendo, racconta la mamma, appare su una scala interna di casa. Lei lo rassicura e lo sistema in camera da letto, nel letto matrimoniale.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;8.08&lt;/b&gt;: Carlo Guichardaz, con il suo cellulare, telefona al cellulare della moglie Daniela Ferrod. Si informa se lei ed il figlio Patrik sono svegli, dato che quest' ultimo deve andare alla scuola materna.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;8.13&lt;/b&gt;: Ulisse Guichardaz è svegliato da una telefonata del fratello Carlo: quest' ultimo è in ritardo ed invita il fratello a recarsi ad aprire il negozio di ortofrutta.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;8.15-8.30 circa&lt;/b&gt;: Gino Guichardaz (Fuffy), passato qualche minuto prima per la frazione Montroz, arriva, come tutte le mattine, nel bar Licone di Cogne e, come al solito, beve un caffè.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;8.16 circa&lt;/b&gt;: Annamaria Franzoni esce di casa per accompagnare il figlio Davide alla fermata dello scuolabus.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;8.20&lt;/b&gt;: Lo scuolabus arriva alla fermata più vicina alla casa dei Lorenzi. Alla fermata vi sono Annamaria Franzoni ed il piccolo Davide.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;8.24&lt;/b&gt;: Annamaria Franzoni rientra a casa e trova il figlio Samuele agonizzante.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;8.27&lt;/b&gt;: Annamaria Franzoni, dopo aver chiamato a voce la vicina di casa Daniele Ferrod, telefona alla psichiatra Ada Satragni, chiedendo il suo aiuto.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;8.28&lt;/b&gt;: Annamaria Franzoni chiama il 118, dicendo che il proprio figlio vomita sangue dalla bocca.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;8.29&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;: Annamaria Franzoni telefona alla ditta per la quale lavora il marito, chiedendo di quest'ultimo. La segreteria riferisce che Stefano Lorenzi non è lì.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;8.30 circa&lt;/b&gt;: Daniela Ferrod arriva in casa Lorenzi. Qualche minuto dopo arrivano anche Ada Satragni ed altre persone ancora. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;8.31&lt;/b&gt;: la segretaria della ditta per la quale lavora Stefano Lorenzi telefona a quest' ultimo, che si trova ad Aosta.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;8.32&lt;/b&gt;: Stefano Lorenzi dal proprio cellulare chiama la moglie al cellulare.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;8.33: &lt;/b&gt;Lorenzi ripete la telefonata alla moglie.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;8.40 circa&lt;/b&gt;: Ottino Guichardaz, a bordo del furgone del figlio Carlo, esce di casa e si reca a Montroz, dove abita il figlio e dove è in costruzione la casa dell' altro figlio Ulisse.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;8.41&lt;/b&gt;: l' eliambulanza decolla da Aosta.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;8.43&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;: Carlo Guichardaz conclude gli acquisti nel supermercato di Burolo, come si evince dalla fattura di pagamento.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;8.45 circa&lt;/b&gt;: Ulisse Guichardaz esce di casa e si reca al negozio di ortofrutta del fratello Carlo, per l'apertura;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;8.51-8.52&lt;/b&gt;: l'eliambulanza giunge nei pressi della casa dei Lorenzi.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;9.06&lt;/b&gt;: i carabinieri di Cogne, ricevuta una segnalazione telefonica da Elmo Glarey, guida alpina che aveva coordinato le operazioni di atterraggio dell' eliambulanza, allertano la centrale operativa di Aosta.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;9.19&lt;/b&gt;: il piccolo Samuele Lorenzi viene trasferito a bordo dell'eliambulanza.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;9.43&lt;/b&gt;: Carlo Guichardaz, di ritorno da Burolo e giunto piu' o meno all' altezza di Nus (Aosta), riceve la telefonata della moglie Daniela Ferrod, che lo informa dell' accaduto.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;9.47&lt;/b&gt;: il piccolo Samuele giunge nell' ospedale di Aosta.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;9.47&lt;/b&gt;: dal suo negozio Graziana Blanc telefona al negozio del marito, Carlo Parratone, e gli chiede se ha saputo di quanto accaduto a Samuele Lorenzi.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;9.55&lt;/b&gt;: il medico del pronto soccorso di Aosta constata la morte del piccolo Samuele.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;ore 10&lt;/b&gt;: primo sopralluogo dei carabinieri nella casa dei Lorenzi.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3793724-88269588?l=dossierscaccia.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3793724/posts/default/88269588'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3793724/posts/default/88269588'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dossierscaccia.blogspot.com/2003_01_26_archive.html#88269588' title=''/><author><name>gabriele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10696428822115741262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='06290854959660768699'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3793724.post-88223072</id><published>2003-01-29T12:02:00.000-08:00</published><updated>2003-01-29T12:02:39.350-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;b&gt;DISCUSSIONE LEGGE MERLIN (1949-1959)&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;di &lt;a href="http://www.vigliero.com"&gt;Mitì Vigliero &lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saremo in era di Internet, invenzione fantastica per carità, però determinate cose ce le può svelare solo la memoria dei vecchi libri. Il primo "Stupidario" della storia, quello "Parlamentare" uscito nel 1959 nelle edizioni del Borghese di Mario Tedeschi e curato da Luciano Cirri, attraverso un florilegio degli atti ufficiali delle due Assemblee parlamentari fa rivivere, quasi parola per parola, ciò che venne detto nelle sacre aule durante la discussione della legge Merlin, quella che a mezzanotte del 20 settembre 1958 sbarrò le porte delle 590 case chiuse sopravvissute sino ad allora.&lt;br /&gt;Prescindendo dalla bontà o meno della legge, il lettore odierno - soprattutto quello al di sotto degli "anta" - noterà subito quanto siano variati i metodi e i caratteri dell'espressione politica. Innanzitutto, allora, bastava che un onorevole o un senatore aprisse bocca per capire alla prima frase a quale partito appartesse; i DC, spesso quasi parrocchiali nell'ostentata castità, i socialisti grondanti citazioni e spesso ciniche boutade, i comunisti regolarmente astiosi e pronti ad inneggiare alla grande madre sovietica... Oggi invece i politici parlano tutti nella stessa maniera, e distinguerli - anche per questo, oltreché per i "contenuti" - è difficilissimo.&lt;br /&gt;Altro fatto che stupirà il giovane lettore sarà la cultura che, quasi sempre, i parlamentari di allora dimostravano; anche se Mario Tedeschi nella prefazione dello "Stupidario Parlamentare" oltre quarant'anni fa scriveva "la miseria dei dialoghi dimostrerà al lettore che da certi uomini politici non è possibile pretendere di più: non si cava il sangue dalle rape", il fatto che questi utilizzassero termini aulici e parole difficili quali lupanare, lenone, filippica, leguleio, geremiade, mercimonio, ecc, oltre a non sbagliare un congiuntivo manco a pagarli, ce li fa apparire dei geni letterati al confronto delle nuove generazioni che utilizzano solitamente un vocabolario di 230 parole al massimo.&lt;br /&gt;Indubbiamente la discussione della legge Merlin, durata in pratica 10 anni prima di arrivare alla approvazione, raggiunse alti livelli d'umorismo involontario, mostrando anche uno specchio di una società ormai visibile solo nelle vecchie pellicole in bianco e nero. Del resto, la questione delle case chiuse costituiva una saga italiana, in cui si riassumevano tutti i motivi eroici e tipici di quel tempo; il sesso e la mamma, la debolezza umana e la pietà cristiana, il fango e la redenzione. Più che a un dibattito parlamentare, sembrava di prendere parte a un film tipico di quell'epoca, tra il serio e il faceto, interpretato da prostitute, caste fanciulle, ruffiani, poliziotti, lenoni, intellettuali, mandrilloni, padri di famiglia, giovani goliardi, dame di San Vincenzo, il tutto condito da una gran voglia di happy end stile "tutto va ben madama la marchesa", anche perché l'Italia stava per entrare nell'ONU e per farlo doveva abolire in fretta la prostituzione di Stato, cosa che l'organizzazione aveva assolutamente stabilito per i suoi paesi membri.&lt;br /&gt;Protagonisti indiscussi della discussione parlamentare furono due; lei, la Angelina Merlin, classe 1889, professoressa di lingue, senatrice socialista accanita, femminista convinta che però al marito Dante Gallani si rivolse dandogli sempre rigorosamente del "voi", e l'altro socialista Gaetano Pieraccini, che fu sindaco di Firenze, medico antropologo, quello che il 16 novembre '49 esordì alla Camera dicendo: "Il mio discorso sarà forse un po' lungo e particolareggiato; d'altra parte credo di essere il solo a difendere il bordello e quindi mi vorrete scusare". Ma alla fine votò a favore della chiusura pure lui.&lt;br /&gt;Resta una curiosità: pensare che cosa avrebbero commentato i due, e tutti gli altri politici che per noi non sono ormai più che nomi spesso ignoti, nel vedere com'è cambiata l'Italia da allora, quanto sono diverse le idee di moralità, sessualità, buon costume ed educazione in genere. E sono quasi convinta che a tutti loro, oggi, solo ad accendere la televisione verrebbe immediatamente un coccolone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;(da Stupidario Parlamentare, Milano, 1959)&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CHE C'ENTRANO LE OSSA CON...?&lt;br /&gt;Merlin Angelina, PSI: "I clienti sono spesso uomini corrotti, sposati e non scapoli soltanto. Sono altresì studenti, operai, soldati che vengono condotti per la prima volta nel lupanare per soddisfare una curiosità. Non resterebbero certamente casti senza la regolamentazione, ma neppure cederebbero ai primi stimoli della passione, quando ancora non hanno le ossa ben formate. Ma ciò avverrebbe più tardi, con un atto normale e sano." (12/X/49)&lt;br /&gt;CASTI SENATORI...&lt;br /&gt;Tartufoli Amor, DC: "Nove benedizioni di Dio sono entrate nella mia casa e sei nipotini la stanno allietando. Io parlo in nome dell'angoscia che tiene il cuore di un padre quando ha numerosi figli, parlo in nome dell'esempio che posso aver dato ad essi per esser giunto al matrimonio in situazione di perfetta purezza..." (28/IX/49)&lt;br /&gt;...E ANGUILLE MANDRILLE&lt;br /&gt;Pieraccini Gaetano, PSI: "Le anguille quando entrano in amore fanno un lunghissimo viaggio di migliaia di km; vanno tutte quante a trovare il loro letto di nozze. Consideri, onorevole Merlin, quanto è potente lo stimolo sessuale!" (16/XI/49)&lt;br /&gt;API E FIORI&lt;br /&gt;Merlin: "Sviluppiamo la coscienza sessuale del cittadino: aprite ai giovani i campi sportivi per esercitare gli sport; moltiplicate gli Alberghi della Gioventù e spianate le vie dei monti e dei mari, anziché lasciare i giovani affollare i vicoli della Suburra in attesa del loro turno dietro la porta del lupanare. Fate che non imparino dalla malizia del compagno più esperto come si genera la vita, ma fate che imparino dall'insegnamento scientifico quanto essa è bella e sacra nel fremito delle piante e degli animali, uomo compreso, che la rinnovano nell'amore!" (12/X/49)&lt;br /&gt;DISTRAIAMO I MARINAI&lt;br /&gt;Riccio Mario, DC: "Particolare considerazione per i marinai che, a volte dopo mesi di crociera, giungono in massa al porto e ovviamente sognano il lupanare. Ma vi sono nazioni che, "invece", li conducono a visitare monumenti e musei, li intrattengono in gare sportive, li distraggono con manifestazioni artistiche e culturali..." (22/XI/49)&lt;br /&gt;DISTRAIAMO SOLDATI E STUDENTI&lt;br /&gt;Cortese Beppe, PSI: "Gli esercizi fisici sportivi, le sale di lettura, il teatro, le gite, le conversazioni, tanto per soldati che per studenti, saranno tali diversivi e tali occupazioni da far avvertire in molto minor grado gli impulsi sessuali!" (22/XI/49)&lt;br /&gt;LENIN DOCET&lt;br /&gt;Merlin: "La sfrenatezza della vita è un sintomo di decadenza. Il proletariato è una classe che deve progredire. Non gli occorre l'ebbrezza, nè come stordimento né come stimolo. Dominio di sé, autodisciplina, non è schiavitù, nemmeno in amore! Signori, questo è l'insegnamento di Lenin ai giovani del suo Paese, e anche noi dovremmo accoglierlo perché esso non contraddice ai nostri credi!" (12/X/49)&lt;br /&gt;PROPRIETÀ DI LINGUAGGIO&lt;br /&gt;Pieraccini: "Per non dire ruffiano devo come dire "souteneur"? Per non dire puttana devo dire etéra o cortigiana? Sarebbe un errore, ché le etére vissero in Grecia, le cortigiane nell'Italia del '500 (Vivaci commenti). A Sanremo ci sono case del gioco, della cocaina, sentine di vizi: in questo caso si dice casinò. Quando si parla di postriboli allora si deve dire "casino" (Commenti vivacissimi). A Sanremo il proprietario dirigente della casa si chiama "concessionario"; quello del casino "ruffiano" (Rumori e grida). Siamo adulti: bando alle ipocrisie (tumulti)." (5/III/52)&lt;br /&gt;QUANTE VOLTE?&lt;br /&gt;Terracini Umberto, PCI: "Fissare numericamente il concetto di abitualità, due volte, cinque volte, dieci volte, mi pare troppo sottile. Esso ricorda la questione degli antichi teologi, su quanti angeli potessero sedere sulla punta d'un ago. Si può discutere all'infinito su simili questioni senza mai trovarsi d'accordo perché è tutta questione personale." (5/III/52)&lt;br /&gt;LA CONTINENZA È 'NA COSA GRANDE&lt;br /&gt;Cingolani: "La continenza per l'amore è una cosa grande. È così alta, così bella questa limitazione che per noi è poesia divenuta realtà, unione di cuori e di anime che traduce mirabilmente quel detto scolpito nella nostra coscienza "Io sono te, unito per tutta la vita, oltre la vita." (6/XII/49)&lt;br /&gt;L'ESEMPIO DEL CORALLO&lt;br /&gt;Pieraccini: "Per evitare la prostituzione, dovremmo essere costruiti come gli animali inferiori, ad esempio il corallo, che è asessuale e non ha il sistema nervoso." (17/XI/52)&lt;br /&gt;ASSOCIAZIONE D'IDEE&lt;br /&gt;Cortese: "Quando nel segreto dell'urna porrete il vostro convincimento per approvare o disapprovare il disegno di legge, ricordatevi della vostra madre, delle vostre figlie, delle vostre sorelle, come io ricorderò mia madre saggia e buona, e mia sorella." (22/XI/52)&lt;br /&gt;MIRACOLO SOVIETICO&lt;br /&gt;Floreanini Gisella, PCI: "Riferendoci all'Unione Sovietica notiamo che gli affetti da malattie veneree erano il 50% negli ultimi anni del regime zarista; dopo il 1917 furono subito e solo il 6% e oggi là, come accadrà da noi grazie all'approvazione di questa legge, non esiste più la prostituzione." (24/1/58)&lt;br /&gt;HAPPY END&lt;br /&gt;Valandro Gigliola, DC: "...E a ciascuna di quelle nostre sorelle infelici più che colpevoli diciamo: finalmente sei libera, va', sii felice, e non peccare più" (24/1/58&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3793724-88223072?l=dossierscaccia.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3793724/posts/default/88223072'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3793724/posts/default/88223072'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dossierscaccia.blogspot.com/2003_01_26_archive.html#88223072' title=''/><author><name>gabriele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10696428822115741262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='06290854959660768699'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3793724.post-83562339</id><published>2002-10-26T11:42:00.000-07:00</published><updated>2002-10-26T11:44:14.000-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;b&gt;ENRICO MATTEI UCCISO DALLA MAFIA?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il 27 ottobre 1962, alle 18.57, il bireattore «Executive» dell’Eni che riportava a casa il presidente Enrico Mattei dopo una missione nella Sicilia orientale esplodeva in volo sulle campagne di Bascapè, in Lombardia. Otto anni dopo, il 16 settembre 1970, spariva nel nulla a Palermo il giornalista dell’ Ora Mauro De Mauro. Due misteri insoluti. Due vicende ancora aperte e forse collegate, se è vero che le Procure di Pavia e Palermo, a distanza di tanto tempo, hanno ripreso a indagare e conducono inchieste parallele. Mattei era il manager del petrolio che aveva scommesso sullo sviluppo industriale siciliano negli anni del miracolo economico. De Mauro era il cronista che aveva annusato aria di mafia nell’«incidente» di Bascapè: sensazione confermata anni dopo da vari pentiti di Cosa Nostra, primo fra tutti Tommaso Buscetta. Silenzi e omissioni hanno lasciato i due casi sepolti per decenni, fino al settembre ’94, quando il pm di Pavia Vincenzo Calìa ha riaperto l’inchiesta facendo riesumare la salma di Mattei. Soltanto allora la parola attentato è comparsa in un fascicolo giudiziario. Poi la perizia del centro investigazioni scientifiche dei carabinieri ha accertato la presenza di tracce di esplosivo sulla carcassa dell’Executive. &lt;br /&gt;Opera della mafia, hanno spiegato Buscetta, Francesco Di Carlo e Giovanni Brusca, avallando la soffiata fatta nel ’78 dal boss di Riesi Beppe Di Cristina al capitano dell’Arma Antonio Pettinato, qualche mese prima di essere ucciso. Buscetta fu chiaro: «L’aereo di Mattei non cadde per un incidente o un guasto ma per un attentato deciso dalla mafia siciliana per fare un piacere a una famiglia americana di Cosa Nostra». Nessun nome, ma la rivelazione s’incrocia con quella di uno strano personaggio comparso nell’inchiesta lombarda, una certa «Tania», nome in codice di un ex capitano e archivista del Kgb. Al pm di Pavia ha raccontato che il giorno dell’attentato fu segnalato a Catania (ultima tappa siciliana di Mattei) il mafioso italoamericano Carlos Marcello, emissario delle compagnie petrolifere d’Oltreoceano che avevano motivi di risentimento nei confronti del presidente dell’Eni. &lt;br /&gt;Al centro di tutto sarebbero stati interessi economici legati al mercato mondiale del greggio. Mattei voleva muoversi in autonomia e strizzava l’occhio ai produttori arabi. Di qui la decisione di eliminarlo. De Mauro capì e raccolse materiale, che non finì mai, però, sul suo giornale. De Mauro pensò di farne un film, contattò il regista Franco Rosi ma non fece in tempo a chiudere l’inchiesta. Il 16 settembre ’70 fu inghiottito dal mistero. Sparito per sempre. L’indagine venne chiusa in fretta. L’hanno riaperta, nel gennaio 2001, il procuratore aggiunto Guido Lo Forte e il pm Antonio Ingroia, sollecitati dall’acquisizione di nuovi elementi. «L’inchiesta è in fase preliminare - dice Lo Forte -. Guarda anche alla morte di Mattei»&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Enzo Mignosi&lt;/b&gt; &lt;i&gt;Corriere della Sera&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3793724-83562339?l=dossierscaccia.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3793724/posts/default/83562339'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3793724/posts/default/83562339'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dossierscaccia.blogspot.com/2002_10_20_archive.html#83562339' title=''/><author><name>gabriele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10696428822115741262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='06290854959660768699'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3793724.post-83472154</id><published>2002-10-24T11:48:00.000-07:00</published><updated>2002-10-24T12:08:52.000-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;b&gt;LA VERA ALBANIA&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Certamente veleggiare in elicottero sulla bella costa albanese doveva essere più appetibile  piuttosto che guardare la brutta faccia dell’Albania, quella vera, anche quella dove si vive giorno e notte, estate e inverno nelle discariche – come a Shara, proprio dentro Tirana – andate a vedere, i reietti del mondo, lontano dai bei ristoranti luminosi e profumati. Eppure si vedono, anche dalla strada nazionale, bambini piccoli, donne, padri e mariti che vivono, si nutrono, invecchiano, si ammalano e muoiono sopra a un’immensa, maleodorante discarica. E assurdo che il Silvio nazionale sia sceso nella terra delle aquile a promettere alleanze e aiuti per entrare in Europa e nella Nato volgendo la testa da ciò che più doveva vedere. Non le bellezze naturali della rocciosa costa albanese – novello Aga Khan, ha detto un mio amico albanese stamattina – non i reperti archeologici di Butrinto, ma gli ospedali, le scuole, con topi grandi come gatti, e le case fatiscenti dove le famiglie vittime delle società piramidali – che a suo tempo (1997) vendettero la casa perché abbacinati dal fascino dei facili guadagni delle stupide catene di S.Antonio e poi, quando il giocattolo si ruppe, perdettero baracca e burattini e ora vivono in appartamenti di una stanza anche in quattro !&lt;br /&gt;No caro Silvio, non ci sto. In questo modo hai deluso quelle centinaia di uomini e donne che tutti i giorni lottano per far finire un Euro alla volta nella direzione giusta. Forse non ti hanno detto che nei Balcani operano oltre 1500, dico 1500 ONLUS, e non tutte adamantine nei bilanci, seppure ne abbiamo, eccome, di oneste e operose, che lottano per cambiare una realtà che sembra fatta di quelle gomme a memoria (comunque le pieghi tornano sempre alla forma primitiva). Forse non hai voluto sapere che la locale classe politica, quella al potere o no, si potrebbe sforzare assai di piu’ per onorare  i finanziamenti pure enormi che l’Italia, - e diciamolo ad alta voce ! - più di qualunque altro paese dedica all’Albania. Ma perché direte voi, cari lettori ? Bene, il perche’ e’ insito nella difficolta’ che comporta fare grandi ed efficaci progetti quando i soldi da investire sono molti. E i buoni e grandi progetti sono quelli che organizzazioni serie – e ce ne sono tante – aspettano con ansia per edificare, ricostruire, sanare, disinfettare. “Già ma che ci guadagno, io personalmente, da sto’ progetto?” Sembra dire il dirigente pubblico, ministro o meno, di turno, non mi conviene piuttosto dare una mano al tizio di quella ONLUS  chiacchierata che ci ha 50.000 dollari nella tasca e me ne ha promessi 10.000 se lo autorizzo a ri-dipingere la facciata della scuola? E’ paradossale ma accade proprio così, i grandi progetti hanno ormai la cassa blindata, dopo le scottature degli anni passati, e non solo italiane: se i soldi sono tanti,  si difendono con pre-gare, gare, project managament unit incrociate e a prova di corruzione, etc etc. Ma alla fine succede che i progetti piccoli piccoli, e spesso insignificanti, godono della maggiore attenzione… semplicemente perché ci si può spremere qualcosa e anche perche’ sono assai meno onerosi per la quantita’ e qualita’ del lavoro che c’e’ dietro. &lt;br /&gt;Ma a cosa servono i progetti grandi e costosi? Mi riferisco ad elettricita’, acque, strade, ponti, porti, ferrovie, etc etc. Vediamo da vicino le conseguenze del dissesto albanese.&lt;br /&gt;Se il nostro primo ministro avesse fatto un giretto ad Elbasan, non molti chilometri da Tirana, avrebbe toccato con mano che ci sono trenta casi di tifo e forse aumenteranno. Le piogge intense degli ultimi giorni hanno drenato i  batteri fecali (tra cui la temibile Salmonella Typhi) dal  terreno e dalle improbabili fognature fin dentro gli sgangherati acquedotti albanesi delle acque potabili. Il risultato è contaminazione certa con gravi conseguenze per la salute pubblica. Ma certamente il ghiaccio che si serve nei ristoranti “buoni” e’ fatto con la minerale “pa gaz” (senza gas) e i viaggiatori in soldi non corrono alcun rischio. Si poteva recare all’ospedale universitario o al traumatologico e militare dove, con le finestre rotte, si attende la morte senza diagnosi, senza cure, con ascessi post-chirurgici nella parete addominale (roba da era pre-antibiotica) in attesa della santa “vis sanatrix naturae”, se mai arriverà.&lt;br /&gt;Ci sono posti in Albania dove, le parti anatomiche amputate, per le ancora troppo frequenti ferite da arma da fuoco, vengono seppellite nel prato dietro l’ospedale e i cani randagi possono andare a dissotterarle, orrore! Ci sono improbabili centri per la riabilitazione delle vittime degli ordigni esplosivi (ancora un centinaio all’anno, con qualche raro incidente mortale) dove si arrangiano protesi facendo sforzi enormi con i budget mignon che sono a disposizione. Ecco, quindi, perche’ si fugge dall’Albania con lo scafo o senza, con il visto, senza visto, comunque. Un volta un albanese mi ha detto: “Voglio fuggire in Italia, perche’ se li’ mi sento male e mi butto per terra, certamente mi portano in un ospedale dove c’e’ un letto pulito, la luce, l’acqua e quant’altro per non morire...”. Non ho saputo cosa rispondere. E diceva il vero. C’e’ un reparto al policlinico universitario di Tirana dove, in piena estate, l’acqua arriva per alcune ore, solo alle prime luci dell’alba. Allora una popolazione di gente accovacciata nei corridoi si alza per andare a lavare i parenti ricoverati. Ma quel che più rattrista è che anche io, dopo anni d’Albania, sto facendo il facile gioco di tirare al bersaglio della inefficienza eclatante della classe dirigente albanese. Ma questo non rende giustizia del mio intelletto. Infatti, come criticare tutto questo se non se ne esaminino con attenzione i motivi?  Troppo facile salire in cattedra e giudicare.&lt;br /&gt;Facciamo un attimo due conti. Premesso che la vita in Albania, cioè benzina, carne, scarpe, vestiti, libri, etc costano ormai come in Italia, che diranno i nostri lettori nel sapere che lo stipendio medio non supera i 200 Euro al mese, in qualche caso 300? Comunque, per dirla franca franca, il Vice Procuratore Generale in Albania guadagna 500 Euro al mese. Un Ministro 700. Detto questo, l’equazione sembra avere una soluzione nel mondo dei numeri reali. Cosa deve infatti fare un poliziotto che ferma un automobilista colto in divieto di sosta ? Elevare una multa o acchiapparsi  la “regalia” di un Euro già infilata tra le pagine della patente che il cauto automobilista già gli porge ? E cosa farà il professore universitario prima degli esami di fine corso? E il tecnico della locale compagnia telefonica, verrà a controllare la centralina se non gli diamo una mano ? L’infermiera ci farà l’iniezione all’ora giusta se non c’è quell’aiutino ? La guardia giurata della banca mi farà parcheggiare sulle strisce gialle se non pago il pizzetto ? E quel padre di famiglia non rubera’ di notte un tombino dalla strada? In Montenegro, per il metallo, ti danno 100 dollari tondi tondi! Provate a moltiplicare questa grande matrice numerica per tutte, dico tutte le persone, con cariche pubbliche oppure no, e avrete il quadro completo del disturbo principale in questo paese: una discrepanza schiacciante tra lo stipendio e il costo di quel che serve per vivere. Ve lo immaginate, cari lettori, un Di Pietro mani pulite che combatte a 500 Euro al mese ? Io me lo immagino, soprattutto, quando ebbe quel problemino di ritmo cardiaco e, in men che non si dica, fece tutti i controlli, finanche la scintigrafia cardiaca, senza dare neanche una mancetta !! Me lo immagino in Albania, come incubo delle ore diurne! Cari lettori in Albania la sanità non è pubblica, anche quel poco che ti possono fare è davvero privato… “intra moenia” !&lt;br /&gt;Ma sì, diciamoci la sacrosanta verità, è stato molto più piacevole andare a vedere le bellezze naturali nella terra delle aquile! E, soprattutto, quando verrà a Tirana, godiamoci il Milan ! Alè !&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Penna Bianca&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;RAPPORTO SULLA CECENIA: STORIA DEL SOLDATO IVAN&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Anche questa e' una guerra infinita. Come in quello che era il territorio jugoslavo, anche nella ex Unione Sovietica c'e' molto odio, odio antico. Russi e ceceni continuano a scontrarsi e a morire, da molti anni. I combattimenti piu’ lunghi e piu’ furiosi intorno a Grozny, la capitale della repubblica separatista. Da quest'inferno ci giunge una drammatica testimonianza. Due reporter russi sono andati al fronte, a Urus-Martan, un grosso villaggio caucasico, dove  e' stato rapito addirittura un Pope in missione di pace. I due russi, Yuri Jgum e Sergei Kalinin, hanno parlato con i soldati, tentando di capire il perche' di questa guerra, ma soprattutto se finira'. Questa e' la storia dei loro incontri.&lt;br /&gt;Il villaggio e' stretto dai carri armati. Su un carro c'e' scritto "grazie per aver adempiuto il vostro dovere di soldati"  E' l'81esimo reggimento della Guardia. Il comandante si chiama Ivan. Il cognome non importa.&lt;br /&gt;- Potrebbe raccontarci che cosa l'ha impressionata di piu', tra le cose che ha visto o ha vissuto? &lt;br /&gt;&lt;i&gt;" Bisogna capire innanzitutto che quando si combatte e' difficile giudicare. questo si puo' fare dopo, ma in quei momenti pensi soltanto a come dare gli ordini, a come risparmiare gli uomini, come adempiere al meglio i compiti ricevuti. Ricordo un episodio. il carro armato che ci faceva da copertura venne colpito. noi facemmo in tempo a tirare fuori soltanto il comandante, gli altri due morirono. In un primo tempo il tiratore era ancora vivo e sparava, poi ci fu un'altra esplosione. la torretta del carro volo' via. Avvenne tutto sotto i miei occhi. Non lo dimentichero' facilmente. Un conto e' parlare di morte, un conto e' vederla, trovarcisi in mezzo&lt;/i&gt;".&lt;br /&gt;- Ma esattamente cosa ha provato? Emozione, paura, dolore?&lt;br /&gt;"&lt;i&gt;Se qualcuno in questi casi dice di non aver avuto paura penso che non dica la verita' perche' in ciascuno c'e' l'istinto di autoconservazione. forse, prima dell'inizio del combattimento tutti ci accorgiamo di esserci sopravvalutati. ma questo dura poco. proviamo paura per pochi secondi, poi prevale il senso di responsabilita'&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;- Ma capita talvolta di provare compassione per il nemico?&lt;br /&gt;"&lt;i&gt;Penso di si. per esempio, quando siamo entrati in citta' senza dover usare le armi, noi volevamo risolvere i problemi pacificamente. Abbiamo sparato soltanto per rispondere quando ci hanno attaccato. comunque, si prova un senso di compassione verso tutti.in questa guerra e' morta molta gente pacifica, molti civili. Esprimo la mia profonda condoglianza a questa gente.&lt;/i&gt;"&lt;br /&gt;- Ma cosa costa una guerra intimamente, cosa resta ai soldati che tornano a casa dal fronte?&lt;br /&gt;&lt;i&gt;"Nel momento in cui si smette di combattere, lo stato morale e psichico e' soddisfacente. ho parlato con tanti ufficiali e soldati. certo, non auguro a nessuno di vivere cio' che hanno vissuto. pero' dopo un giorno di riposo si e' pronti di nuovo a combattere. Naturalmente la guerra e' guerra, non risparmia nessuno, c'e' gente traumatizzata che passera' un periodo di riabilitazione&lt;/i&gt;."&lt;br /&gt;In un   campo pieno di neve c 'e' una tomba. C'e' scritto: "sergente maggiore della guardia buluscev - rem sciamilievic 19/9/68 - 19/2/95, caduto nell'adempimento del dovere&lt;br /&gt;A pochi passi c'e' un piccolo ospedale da campo. C’e’  un soldato ferito. E' stato appena ferito. "&lt;i&gt;Io sono della regione dell'Altai &lt;/i&gt;-  dice -. &lt;i&gt;Non ho grandi problemi e poi a casa non c'e' nessuno ad aspettarmi"&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;- Ma cosa e' successo? Era possibile evitare lo scontro? &lt;br /&gt;&lt;i&gt;"Forse abbiamo sbagliato, non c'e' stata una buona organizzazione. e poi questa non e' una guerra, ma una guerriglia, si combatte nelle strade, nei boschi. noi stavamo in un bosco. eravamo nascosti, ma ci hanno scoperti. abbiamo sparato, ma ci hanno circondato. erano tanti. tre dei nostri sono stati feriti, uno illeso. ci hanno disarmati e hanno detto: dite grazie che vi abbiamo catturato noi. poi ci hanno sparato.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Un altro soldato ferito. Si chiama Alia, ha diciannove anni.&lt;br /&gt;-Come ti senti?&lt;br /&gt;"&lt;i&gt;Bene, ormai mi hanno tolto la protesi. le gambe pero' sono come rinsecchite"&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;-Fai dei sogni?&lt;br /&gt;&lt;i&gt;"Succede che qualcuno mi spari"&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;-Cosa pensi, tra un anno o due sarai ancora tormentato dalla guerra o no?"&lt;br /&gt;&lt;i&gt;"Non credo. e se anche fosse sopportero'. ma non credo"&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Interviene l'ufficiale medico. Spiega: "&lt;i&gt;C'e' anche in Russia che parla da anni di "sindrome afghana". E' successo in realta' quello che sta accadendo con la cosidetta "sindrome cecena". Prima nasce il termine e poi comincia ad arricchirsi di fatti. Sto studiando questo fenomeno, perche' da quando nella stampa si e' cominciato a parlare di sindrome ho notato che, se prima i rapporti con i nostri pazienti erano normali, adesso si verificano casi di pazzia o di profondo malessere. Bisogna andarci cauti, perche' a volte si cerca cosi' di giustificare persino il proprio passato&lt;/i&gt;".&lt;br /&gt;Passa un soldato. Ha un fogliettino con l'indirizzo di casa. "&lt;i&gt;Dite a mia madre che sto bene e che spero di tornare presto&lt;/i&gt;”. Passa un altro soldato. Urla: "&lt;i&gt;La guerra e' guerra. Ma poi tutto torna a posto. E' solo questione di tempo&lt;/i&gt;".&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Pino Scaccia           &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3793724-83472154?l=dossierscaccia.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3793724/posts/default/83472154'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3793724/posts/default/83472154'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dossierscaccia.blogspot.com/2002_10_20_archive.html#83472154' title=''/><author><name>gabriele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10696428822115741262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='06290854959660768699'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3793724.post-82118586</id><published>2002-09-25T16:43:00.000-07:00</published><updated>2002-09-25T16:43:22.616-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;b&gt;A PROPOSITO DELLA LEGGE SULL'IMMIGRAZIONE&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Scoglitti&lt;/i&gt; (Ragusa). Ottima, la Bossi-Fini. Quella che segue è l’ennesima cronaca delle guerre pacioccone del governo di centro destra contro la “calamità” dell’ immigrazione. Un’emittente privata di Vittoria, Tele Città Val- d’ Ippari, martedì sera ci ha fatto sopra un bel servizio (benedetta concorrenza televisiva).Il fatto si commenta da solo: cinque ammalati “clandestini” tunisini si sono staccati le flebo e sono scappati.  Uno dei cinque  – dice adesso il primario di medicina interna, Filippo Foresti, che ne aveva in cura quattro -, “ha una malformazione cardiaca dalla nascita, ma non lo sa”.Scomparsi, volati via, senza dare nell’occhio, senza che nessuno li fermasse per dire che la legge italiana aveva fatto grandi progetti sul loro futuro.  Zitti zitti, quattro naufraghi tunisini, sopravvissuti alla tragedia di Scoglitti, hanno lasciato il reparto allestito ad hoc, la stanza 068 dell’ Ospedale di Vittoria, il “ Riccardo Guzzardi”, mentre sono ancora in corso le indagini; mentre gli investigatori cercano di ricostruire con esattezza l’esatto carico del motopesca, la Bachar ;  la rotta seguita dall’ imbarcazione prima di andare a finire a qualche centinaio di metri dalla costa della Sicilia sud orientale; mentre si indaga per accertare il coinvolgimento di organizzazioni criminali; mentre autorità italiane e tunisine si incontrano per mettere a punto altre contromisure poliziesche.Il quinto tunisino, ricoverato a Comiso, ospedale “Regina Margherita”,  ha avuto la stessa idea e se l’è data a gambe.Una vicenda che ha del surreale. Una vicenda emblematica di quanto assomigli oggi a un colabrodo una normativa che invece, proprio recentemente, era stata rimodellata all’insegna della durezza, dell’ esibizione muscolare, del ritornello tipicamente italico di una musica che sarebbe finalmente cambiata. Una vicenda che ora – e Bossi e Fini non potranno che concordare – presenta aspetti di umorismo involontario. Qualche problema l’avranno – ma non ce la sentiamo di infierire – quei due deputati di AN ( Fragalà e Lo Presti), i quali a poche ore dalla notizia della tragedia avevano spiritosamente sentenziato: “ Muoiono perché la nostra legge funziona bene”.Perché parliamo di umorismo involontario? Perché i tunisini che sono scappati dall’ ospedale, al momento del ricovero avevano diligentemente depositato le loro impronte, mano destra, mano sinistra, pollice, indice, anulare medio, e mignolo. Ed erano stati fotografati. Ma queste dita di chi sono? Ci sono le impronte, insomma, ma non si trovano più i proprietari delle impronte. Roba da matti.Eh sì, perché l’ accertamento dell’ identità dei superstiti è ancora in corso. I sopravvissuti non avevano documenti, spesso cambiano versione, alcuni si dice fossero marocchini, un altro è sedicente palestinese, qualcun altro potrebbe essere liberiano…Da Roma, nella tarda mattinata di ieri, è venuto in Prefettura a Ragusa, l’ambasciatore tunisino. Veniva per portare solidarietà ai ricoverati. Si chiama Mohamed Jegam, ha dovuto faticare non poco per rendersi conto che il numero delle persone alle quali si sarebbe recato a fare visita, si era notevolmente assottigliato proprio nelle ultime ore. E ha le idee chiarissime sul fatto che il suo governo pretende il rientro in patria dei suoi connazionali espatriati illegalmente. Tecnicamente, non è successo nulla. I carabinieri li avevo incontrati il primo giorno in ospedale. E avevo scritto della gentilezza e della solidarietà che manifestavano ai naufraghi, arrangiandosi in arabo con un piccolo vocabolario acquistato per l’occasione. Ma qui finivano i loro compiti. Con chi parli parli, ora ti dice: non c’erano provvedimenti restrittivi della libertà individuale emessi a carico dei cinque tunisini. Sandro Calvosa, il prefetto di Ragusa, che ieri ha ricevuto l’ambasciatore tunisino, alle mie domande sulla fuga dei pazienti, ha risposto – codici alla mano – che forse potrà sembrare un evento alquanto bizzarro, ma così è.Cerchiamo allora di ragionare. Si fa una nuova legge per ribadire che questo “schifo” ( dal dizionario leghista sull’argomento) deve finire. Ci si riempie la bocca con roboanti dichiarazioni, tipo, appunto, quella dei due deputati di AN. E appena qualche giorno prima, in occasione dell’ altra tragedia, quella di Porto Empedocle – come i lettori ricorderanno – gli uomini di governo avevano sfidato il buon senso della gente. Francesco Moro, presidente del gruppo della Lega al Senato si era chiesto: “Nessuno ha detto loro che ormai l’Italia è un paese chiuso, nel quale gli extra comunitari non possono più entrare?”. Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato aveva ribadito: “Bisogna informare i possibili emigranti che in Italia le cose sono cambiate”.D’altra parte, i superstiti dell’ ultimo naufragio, sono attualmente nel centro accoglienza di Caltanissetta in attesa di essere rispediti in patria. Al termine degli accertamenti, il loro destino, con ogni probabilità, sarà segnato da un decreto di espulsione. L’asilo politico, infatti, non dovrebbe essere contemplato in un caso del genere. Ma non si capisce allora perché chi finisce in ospedale, non ricade sotto alcuna forma di controllo. Non sono in stato di fermo, va bene. Non sono arrestati, benissimo. Ma in questa fase delicatissima di indagini e accertamenti, non devi assicurarti che non ti sfuggano di mano?L’Italia, per dirla con Moro e Calderoli, sarà anche un paese chiuso. E con gli ospedali come la mettiamo? &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Saverio Lodato &lt;/b&gt;  &lt;i&gt;L’Unita’&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3793724-82118586?l=dossierscaccia.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3793724/posts/default/82118586'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3793724/posts/default/82118586'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dossierscaccia.blogspot.com/2002_09_22_archive.html#82118586' title=''/><author><name>gabriele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10696428822115741262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='06290854959660768699'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3793724.post-82069309</id><published>2002-09-24T17:31:00.000-07:00</published><updated>2002-09-24T17:31:35.046-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;b&gt;NEL MARE DI SICILIA ALLA RICERCA DEI NUOVI DANNATI&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;SCOGLITTI (Ragusa) La chiamano la legge del mare, e per farla rispettare ci sono uomini che ogni giorno rischiano di persona. Appena oltrepassata la barriera frangiflutti, proprio il mare ci riserva un’accoglienza forza cinque. Ma imbarchiamo solo un po’ di schiuma. E’ tornato a splendere il sole, ma il mare, da che mondo è mondo, ha i suoi tempi, i suoi ritmi.  La pilotina è agile, veloce. Solo che il servizio di perlustrazione per la ricerca cadaveri impone velocità bassissime, per scrutare fra le onde, riuscire a captare quegli impercettibili segnali che possono rivelare la presenza di un corpo in mare, essere pronti ad anticipare la rapidità delle correnti che possono vanificare facilmente il lavoro di intere giornate. La pilotina dei carabinieri ha iniziato la sua giornata di lavoro poco prima delle sei del mattino. La guida il vicebrigadiere Giuseppe, esperto conoscitore di questo lunghissimo tratto di mare che lambisce l’agrigentino e il ragusano e che, negli anni, ne ha viste di tutti i colori. E’ – questa è la sua professione un “nocchiere motorista” inquadrato nei reparti del servizio navale dell’ arma dei carabinieri. Uomo di prorompente vitalità, Giuseppe si lancia con la sua pilotina mosso quasi da un credo religioso: il diritto ad avere una degna sepoltura è sacrosanto. “ Li recuperiamo, li recuperiamo. Bisogna recuperarli per un atto di umanità e di carità. E’ un recupero di dignità, e per noi non fanno differenze le altre etnie, le altre religioni, le altre nazionalità. Dico di più: tutto questo, a prescindere dai fini illeciti che alcune persone, in qualche caso, possono avere. E’ proprio questo lo spirito che accomuna carabinieri, poliziotti, finanzieri che prendono il largo ”.La legge del mare, appunto. Per questi uomini in divisa  quasi una legge in più che va rispettata, applicata, onorata.Ma non ci si abitua mai alla morte, dice Giuseppe.  Non ci si abitua mai all’idea di ritrovare un tuo simile in quelle disgraziate condizioni che sono il risultato di un annegamento. Il vicebrigadiere Giuseppe ci ha caricato a bordo, insieme alla collega Silvia Resta de “La 7”, e previa autorizzazione del capitano Massimiliano Rocco, che comanda la stazione di Vittoria, per darci un’idea di quanto sia complicato questo lavoro ingrato. Siamo partiti dal porticciolo di Scoglitti. L’Arcangelo Gabriele, la Santa Madonna, la Medusa, i grossi pescherecci, sono tutti ormeggiati. Non si è pescato, oggi. Il mare è forza cinque, tendente all’ aumento. E noi stiamo navigando quasi a vista – dice Giuseppe – perché se dovessimo trovare qualcosa dovremmo quasi tallonarla, per avere il tempo di avvertire il comando, avvertire il magistrato, avvertire i sommozzatori, evitando che il mare sia più veloce di tutte le burocrazie.Ecco: questa è proprio la zona del naufragio. L’acqua è colore verde smeraldo. La costa, che ha una rientranza, crea quasi un piccolo golfo che in parte mitiga la violenza delle acque. Col cannocchiale si vede in lontananza, sul bagniasciuga, un gruppo di sei persone. Ci sono anche due donne. Sono tutte persone che aspettano. Dovrebbero essere tunisini, dice Giuseppe. Ricordano le vedove dei pescatori del Portogallo che periodicamente tornano a scrutare l’Atlantico. Dal giorno della tragedia, a piccoli gruppi, a turno, questi tunisini picchettano la costa. E l’altra sera li abbiamo visti lanciarsi in acqua e recuperare il corpo d’una vittima, con la stessa lena con la quale si strappa all’acqua un vivo che ha rischiato di annegare. Ma Giuseppe non si lascia trarre in inganno: qui ci sono fondali di dodici metri, sabbiosi, e talmente impenetrabili che i sommozzatori hanno visibilità non superiore ai trenta centimetri. E il corpo può essersi adagiato proprio al fondo, giocando a rimpiattino con chi lavora per la cristiana sepoltura. Il mare è sporco. Galleggia di tutto. Cassette da imballaggio, pezzi di motore, teli da bagno, secchi di plastica, copertoni… Si spiegano così – dice Giuseppe – le centinaia di telefonate che in questi giorni stanno intasando tutti i centralini delle forze di polizia. A trarre in inganno, sono soprattutto i teloni neri, quelli che vengono adoperati nelle serre per proteggere i prodotti, e che finiscono spesso nella spazzatura del mare. A distanza, ti danno l’impressione di essere maglioni, giacche, pantaloni…E ci sono anche i “cannizzi”, le frasche lasciate dai pescatori per creare zone di ombra e attirare i pesci…Certo, è un triste bilancio quello della vita del brigadiere Giuseppe. Mi racconta dello choc che lo ha segnato: un sub di quarant’anni colpito da embolia, e quando gli levammo la maschera venne via metà del volto…Parla della “saponificazione” che trasforma  i cadaveri quando stanno in acqua per troppi giorni…Definisce il canale di Sicilia “ un cimitero” dove sprofonda di tutto…Gracchia la radio di bordo: dove siete, dove siete? Hanno nuovamente segnalato due corpi a Punta Braccetto… Portatevi i sommozzatori…Giuseppe, il nocchiero motorista, smette la velocità di perlustrazione e torna velocemente in porto.La “pesca”,  per il momento,  non è stata fruttuosa. Nel pomeriggio, invece, andrà meglio. La “ legge del mare” conoscerà un’altra vittoria: il ritrovamento di un altro cadavere.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Saverio Lodato  &lt;/b&gt;  &lt;i&gt;L’Unita’&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;IL MONOLOGO DI BEPPE GRILLO&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Berlusconiani. «Bossi è preoccupato, troppi extracomunitari. Sono scuri e lavorano in nero. Tra poco non li vedrà neanche più. E in questa società di vecchi, che stiamo diventando, me lo immagino tra qualche anno su una sedia a rotelle, spinta da una badante marocchina, perché questo è il suo destino. Confonde l'era digitale con quella delle impronte digitali. Ma se proprio le vuole, che siano per tutti. Prendiamole anche ai Savoia, quando entreranno in Italia, dopo una vita difficile, costretti in panfilo dall'Isola di Cavallo a Nizza, e da li in Svizzera, stipati in tre su una Ferrari. Vengano pure in Italia, gli faremo un culo così: Ici, Irap, Irpef, Irpeg. E il Gabibbo sulla porta di casa.&lt;br /&gt;Poi c'è Schifani, il capogruppo dei senatori di Forza Italia. Ha detto di essere minacciato: vogliono sparargli al cervello. Ma il proiettile avrebbe seri dubbi nello scovare il cervello di Schifani. L'avvocato Previti, invece, vuole essere giudicato solo dai giudici che la pensano come lui. Si chiama legge sul legittimo sospetto. In pratica, se io ho il sospetto che il vigile mi sta multando perché invidioso della mia Bmw, non può essere lui a darmi la multa: voglio che mi multino solo vigili con la Porsche. Ho paragonato Previti a un rottweíler e lui mi ha querelato. A dire il vero, tra i due c'è una differenza: se io lancio una cosa a un rottweiler, quello me la riporta indietro. Provate a lanciare una cosa a Previti: quello la prende e se la porta in Svizzera.&lt;br /&gt;Il migliore di tutti è comunque Lunardi, il ministro che fa le grandi opere. Visto che lui possedeva uno dei più importanti studi di progettazione grandi opere d'Europa, ha sentito il dovere di cederlo, per evitare un conflitto d'interessi. E l'ha ceduto alla moglie, "tanto mi sta sul ca...", ha aggiunto. Ora ha lanciato la sua ultima idea: il ponte sullo stretto di Messina. Ventimila miliardi per risparmiare venti minuti. E due torri alte cinquecento metri, con tanta di quella terra da scavare che non sanno neppure dove metterla. Già che ci sono, la mettano nello stretto, così andiamo a piedi e non c’è bisogno del ponte. Su Berlusconi cosa possiamo dire ancora? Ha proposto di informatizzare il Terzo Mondo, così ci mandano via email i loro bilanci e noi li controlliamo per vedere se son fatti bene. Noi che insegniamo agli altri a fare i bilanci? Ma se la nostra economia è fondata sul falso in bilancio...».&lt;br /&gt;La sinistra. «È in ritardo, è sempre in ritardo. D'Alema, che dovrebbe sparire dalla circolazione, ha creato una fondazione di idee, lui che non ha mai avuto un'idea in vita sua. E adesso ci sono i girotondi. Io ci andrò solo quando giocheranno a palla avvelenata. Ma il più comico di tutti è Cossutta. Pensava di essere una spia del Kgb, solo che il Kgb non lo sapeva. Girava in impermeabile dicendo frasi del tipo: "Le fragole sono mature". E sua moglie a dirgli: "Vieni a casa, Armando"».&lt;br /&gt;Montecitorio. «In Parlamento siedono 56 pregiudicati, sembra di entrare in una comunità di recupero. Una volta era il politico, che se aspettavi un po' diventava un pregiudicato. Adesso è il pregiudicato, che se aspetti un po' diventa un politico». &lt;br /&gt;G8. «Dopo il G8, Genova non è più la stessa. Il pesto alla genovese ora ha un significato diverso da quello di prima». &lt;br /&gt;Bush. «Ha un quoziente intellettivo che Totti, al confronto, fa la sua figurina. Ha annunciato di voler tagliare gli alberi, così non si incendiano. Non sapeva neanche cosa fosse l'Afghanistan, lui pensava all'AGFANISTAN, il luogo dove si sviluppano le pellicole, al confine con il KODAKISTAN. Avete visto le foto di Kabul prima e dopo la guerra? Uguale. Anzi, un afghano ha detto: "Meno male che mi avete fatto questo nuovo buco, perché non sapevo dove mettere le macerie di prima"». &lt;br /&gt;La difficoltà di essere padri. «Mia figlia maggiore mi ha detto che vuole fare un provino a Saranno famosi, la trasmissione che fa... il marito di Costanzo. "Ma non puoi drogarti come tutti gli altri?", le ho risposto. Dopo i fatti di Novi Ligure, ho fatto sparire da casa coltelli e forchette. Poi ho saputo che Pietro Maso aveva ucciso i suoi a pentolate. E il suo avvocato lo difendeva: "Signor giudice, abbia comprensione, è rimasto orfano”». &lt;br /&gt;Calciatori. «Ai Mondiali, contro i nostri, mi è venuta voglia di tifare Croazia. Nesta, col cerchietto che aveva mia nonna, non correva per non spettinarsi. Vieri col tatuaggio 'Ti amo Velina"... Viva i croati, con le loro cicatrici da bazooka!». &lt;br /&gt;Dio. «Davanti a una situazione del genere, stavolta voglio che sia Lui in persona a scendere sulla Terra. Non son più cose da bambini. Qui ci vuole uno Specialista».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3793724-82069309?l=dossierscaccia.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3793724/posts/default/82069309'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3793724/posts/default/82069309'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dossierscaccia.blogspot.com/2002_09_22_archive.html#82069309' title=''/><author><name>gabriele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10696428822115741262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='06290854959660768699'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3793724.post-81796933</id><published>2002-09-18T17:24:00.000-07:00</published><updated>2002-09-25T16:48:09.000-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;b&gt;INFANZIA VIOLATA, UN CRIMINE CONTRO L'UMANITA'&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La cosa che fa più paura, nel riproporsi di queste notizie, è la facilità con cui i bambini si trovano coinvolti in atti di violenza. Vittime del cinismo di chi sfrutta per denaro i loro corpi (la donazione degli organi) o la loro innocente bellezza (le organizzazioni al servizio della pedofilia). Oggetti indifesi, in troppi altri casi, della furia di persone che non sono più in grado di controllare la loro perversione, o di genitori che uccidono in loro sé stessi e la loro incapacità di accettarne la presenza. Il fatto che si sia costretti a commentare oggi, in un solo giorno, la storia di un neonato che potrebbe essere stato percosso e ucciso dalla madre in Italia e l’arresto di un bidello e di un’insegnante ritenuti responsabili della scomparsa di due ragazzine in Inghilterra, sottolinea, forse, il filo sottile che lega tutti questi fatti: la fragilità dei bambini, la mancanza per loro di difese adeguate, la perdita sempre più comune di rispetto per loro da parte degli adulti meno maturi o più francamente malati. Viviamo un tempo in cui il vero oggetto di culto, per una grande maggioranza delle persone, sembra diventato l’emergere del proprio desiderio. Soffocato dai consumi e dalla paura della noia, un numero enorme di persone, più o meno evidentemente disturbate, arriva a identificare ciò che desidera con ciò di cui ha bisogno e, subito dopo, di cui ha diritto. Particolarmente grave in questo tipo di persone la semplificazione brutale cui questo tipo di atteggiamento dà luogo, quella per cui un genitore o una norma scomoda possono essere eliminati, un’esperienza nuova ed eccitante va comunque provata. E’ in un contesto di questo genere, credo, che il riproporsi di un’evolutissima e sofisticatissima legge della giungla può mettere in difficoltà soprattutto chi è più debole. Il bambino, appunto, che non è in grado di opporsi alla volontà di chi decide di utilizzarlo, di colpirlo o di disfarsi di lui. L’obiezione più semplice a questo tipo di ragionamento riguarda la necessità di riflettere comunque sulla gravità e sull’eccezionalità della patologia da cui sono affette le persone che arrivano a mettere in atto comportamenti comunque non comuni. Chi lavora con dei bambini maltrattati o abusati sa bene, tuttavia, che il numero di bambini condannati a subire violenze di ogni tipo è molto più alto di quello segnalato dalle cronache e che non sempre è facile, anche nei casi in cui il bambino ne parla, ottenere la condanna di chi gli ha fatto del male. Il fatto che l’azione di contrasto esercitata dalle polizie di tutto il mondo occidentale non abbia posto fine agli enormi guadagni che la criminalità ricava dai pedofili e dai trafficanti di organi, d’altra parte, indica che di eccezionale in questo campo, purtroppo, vi è solo il fatto che dei crimini commessi sui bambini si abbia notizia. Mentre certo è che un numero enorme di persone, certo gravemente malate, continua a mettere la vita di un numero molto grande di bambini al servizio dei propri bisogni. Correndo rischi minimi. Mantenendo spesso la sua rispettabilità anche al termine di lunghi e spesso inutili processi. Il cambio culturale di cui avremmo bisogno partendo dai bambini, credo, è quello di considerarli sacri. Di considerare crimini contro l’umanità quelli che li riguardano. Di valutare con più severità e in modo più sistematico le competenze genitoriali delle persone che stanno male e che hanno il sacrosanto diritto di non essere lasciate sole con bambini che non sono in grado di curare da sole. Di aumentare i livelli di sorveglianza psicologica, oggi possibile, sulle persone che si occupano di loro. Di riproporre soprattutto con forza, a tutti i livelli, l’idea per cui l’essere umano non è felice nel momento in cui pretende e prende qualcosa da un altro. Può esserlo, molto di più, nel momento in cui riesce ad incontrare l’altro. Modulando il suo comportamento sulla conoscenza dei desideri di questo e sull’armonia del loro intrecciarsi con i suoi. Ridando su questa strada al bambino la possibilità di essere quello che deve essere. Il centro dell’affetto e una straordinaria ragione di gioia per chi ha o ha avuto la fortuna di incontrarlo. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Luigi Cancrini&lt;/b&gt;  &lt;/i&gt;&lt;a href=http://www.caltanet.it&gt; Il Messaggero &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vicenda di Jessica e Holly riporta alla memoria le tragiche storie di bimbi italiani vittime di atroci violenze. La più nota è quella di Ermanno Lavorini, 12 anni, scomparso a Viareggio il 31 gennaio 1969 e ritrovato cadavere sotto la sabbia di Marina di Vecchiano. Per questa storia furono condannate otto anni dopo tre persone. Da allora la cronaca nera è sempre stata piena di episodi raccapriccianti. L’ultimo è quello di Sara Jey la bambina di 9 anni brutalmente violentata e strangolata il 19 aprile dello scorso anno a Bologna. Otto mesi dopo, nel gennaio di quest’anno, la Corte d’Assise ha condannato al carcere a vita Siniscia Nikolic, detto Milan per quello che è stato definito uno dei più efferati delitti in famiglia: Milan, conosciuto anche come il “Cobra" era il convivente della sorella della piccola vittima, Jenni, dalla quale ha avuto anche un bambino. Milan violentò prima la nipotina e poi la strongolò con una corda. Mise il corpo in un sacchetto e nascose il cadavere nella cantina della casa dove l’omicida viveva con tutta la famiglia di Sara Jey. Nel 2000 furono tre i bambini uccisi. Il 26 aprile a Mariano Comense (Como) scompare da casa un bambino di 8 anni, Claudio Hoxha, figlio di una coppia di albanesi in Italia da dieci anni. Quando scompare il bambino sta giocando con alcuni amici nel cortile di casa. Il suo cadavere viene trovato tre giorni dopo a pochi chilometri di distanza. Ad ucciderlo, dopo aver tentato di violentarlo, è stato un suo amico, Michele, un ragazzo di 17 anni, che abitava nello stesso palazzo. Il 18 agosto a Imperia, una bimba tunisina di 4 anni, Hagere Kilani, figlia di immigrati tunisini, scompare dopo essere scesa in strada a giocare, viene trovata a tarda notte massacrata, con 5 coltellate, in un appartamento poco distante. Un mese dopo viene arrestato per omicidio Vasile Donciu un rumeno di 25 anni. Il 20 agosto dello stesso anno i carabinieri di Andria (Bari) trovano nelle campagne intorno a Castel del Monte, il cadavere semicarbonizzato di Graziella Mansi, 8 anni, figlia di un venditore ambulante. Vengono arrestati 5 ragazzi, alcuni dei quali confessano di aver rapito la bambina per usarle violenza e di averla poi bruciata viva. Un delitto agghiacciante tiene con il fiato sospeso tutta Roma nel luglio del 1998. A Ostia, scompare un bimbo di 8 anni, Simeone Nardacci, che viene ritrovato morto il giorno dopo in una baracca nella pineta di Castel Fusano. Il cadavere presenta segni di colpi. Il 27 dello stesso mese, la polizia arresta Vincenzo F. e suo figlio Claudio con l’accusa di omicidio volontario e violenza sessuale. I due saranno poi condannati rispettivamente all’ergastolo e a 15 anni di carcere. Stesse accuse per Andrea Allocca, 70 anni, e due suoi generi, Gregorio Sommese e Pio Trocchia, per l’omicidio di Silvestro Delle Cave, un bambino di 9 anni, scomparso l’8 novembre del 1997 all’uscita dalla scuola elementare di Cicciano (Napoli). Il suo cadavere non è mai stato ritrovato. Così come non è mai stato ritrovato il cadavere di Luca Amorese, conosciuto come il Pelè del Quadraro, un quartiere di Roma, scomparso il 13 novembre del 1994. Il 12 dicembre dl ’95 vengono arrestati Elvino Gargiulo e suo figlio Mario. Dal “giardino degli orrori" del Quadraro emergono storie di pedofilia tra cui anche la scomparsa e l’uccisione di Valentina Paladini, ina bimba di 11 anni. Padre e figlio sono condannati a 24 e 17 anni di carcere per la sua morte. Mario accusa il padre dell’uccisione di Amorese, ma questi ammette solo di aver avuto rapporti sessuali con il ragazzo che non è mai stato ritrovato. Vittime della stessa mano omicida Simone Allegretti, di 4 anni e Lorenzo Paolucci, 10 anni, uccisi nelle campagne intorno a Perugia nell’ottobre del ’92 e nell’agosto del ’93. L’arresto di Luigi Chiatti, che ha confessato l’omicidio ed è stato condannato a trenta anni di reclusione, mette fine all’incubo del serial killer. Un altro delitto in famiglia fu quello di Cristina Capoccitti, la piccola di sette anni, violentata e strangolata a Balsorano, in provincia dell’Aquila, il 23 agosto del 1990. Per questo assassinio venne condannato all’ergastolo lo zio della bambina. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;FOLLIA IN FAMIGLIA. TUTTI I CASI&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;1990-1992&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;: una  storia allucinante avvenne dieci anni fa a Ostia, nei pressi di Roma. Una madre annego’ due figli gemelli nella vasca da bagno. Resto’ di nuovo incinta e due anni dopo uccise nella stessa maniera anche il terzo figlio. E fu allora scoperta e arrestata. Dopo un periodo in un istituto psichiatrico, attualmente e’ libera. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Gennaio 1994: &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;a Cerveteri (Roma) Tullio Brigida uccide con l’ossido di carbonio i suoi tre figli di 6, 11 e 13 anni. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;12 agosto 2000: &lt;/b&gt;&lt;/i&gt; a Castel di Sasso (Caserta) una maestra di 36 anni, Anna Pendolino, si uccide insieme alle tre figlie di sei, due e un anno, saturando l’interno dell’auto con i gas di scarico. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Settembre 2001&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;: a Limidi di Soliera (Modena) un uomo trova il figlio autistico soffocato. La moglie sara’ poi accusata del delitto.   &lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;30 gennaio 2002: &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;Samuele Lorenzi, tre anni, viene trovato morto nella sua villa di Cogne (Aosta). La madre Annamaria Franzoni viene accusata del delitto. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;12 maggio 2002&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;: a Madonna dei Monti (Sondrio) una donna di 31 anni, Loretta Zen, uccide la figlia di otto mesi lasciandola annegare nella lavatrice. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;17 maggio 2002&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;: una cameriera di Imola, Elisa Barbato, uccide a coltellate la figlia Giulia di sette anni e poi si suicida. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;26 maggio 2002: &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;Eugenio Podio, 44 anni, uccide il figlio Nicaj di sei anni a Milano. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;25 giugno 2002: &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;Olga Cerise, 31 anni, si getta in un laghetto nei pressi di Aosta insieme con il figlio di quattro anni e l’altro di appena ventuno giorni. Lei si salva e viene accusata della loro morte. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;14 agosto 2002 &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;Una neonata di due mesi viene trovata morta a Bergamo. E’ accusata la madre.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;11 settembre 2002&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;: una giovane madre a Chieti soffoca il figlio di un mese, non sopportava il suo pianto.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;17 settembre 2002&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; : un bimbo di sei mesi precipita dal terzo piano, a Napoli, e muore. La polizia ferma la madre che confessa: “Sono stata io” &lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;25 settembre 2002 &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;a Parma un padre si getta dalla finestra con il figlio di nove anni, malato da tempo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;GLADIO E IL SEQUESTRO MORO&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Nuovi fantasmi emergono da quell'abisso oscuro che è il sequestro e l'omicidio di Aldo Moro. Dopo 24 anni, la tragedia umana e politica del presidente della Democrazia cristiana resta infatti una capitolo ancora dolorosamente aperto nella storia del nostro Paese. L'ultima clamorosa novità è che qualcuno, negli apparati dello Stato, sapeva che le Brigate Rosse volevano rapire Moro. Ma nessuno impedì il sanguinoso agguato di via Fani. La notizia, per dire la verità, è emersa qualche anno fa dall'oceano del web, in un sito costruito da un ex agente segreto del Sid, Antonino Arconte. Nome in codice G.71, Arconte faceva parte di una struttura riservatissima, la Gladio delle centurie, che aveva compiti operativi oltre confine: trecento uomini superaddestrati, che si muovevano all'interno delle strategie della Nato. Arconte, sardo di Cabras, raccontò la sua storia di soldato e di 007 sul sito &lt;i&gt;http://www.geocities.com/Pentagon/4031. &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Arruolatosi nel 1970 a soli 17 anni, partecipò a una selezione per entrare nei corpi speciali dell'Esercito. Passò poi al Sid (Servizio informazioni della Difesa), allora guidato dal generale Vito Miceli. Così cominciò la sua avventura in un mondo sotterraneo e silenzioso, muovendosi per tutto il mondo con la copertura di uomo di mare della marineria mercantile. Intervistato dalla Nuova nel novembre del 2000, Arconte disse: «Ho deciso di parlare, di raccontare chi sono veramente e cosa ho fatto per il mio Paese e per la democrazia, perché mi sento in pericolo. Molti, troppi, di noi sono morti. Chi in missione, chi in strani incidenti e chi è stato perfino "suicidato". La verità è che ci vogliono cancellare, vogliono cancellare la nostra storia e fare in modo che di noi non resti più la memoria».E proprio in quella lunga intervista, l'agente G.71 parlò di una sua missione in Medio Oriente, che si intrecciò con la tragedia di Aldo Moro. Ecco cosa disse Arconte: «Partii dal porto della Spezia il 6 marzo 1978, a bordo del mercantile Jumbo Emme. Sulla carta era una missione molto semplice: avrei dovuto ricevere da un nostro uomo a Beirut dei passaporti che avrei poi dovuto consegnare ad Alessandria d'Egitto. Dovevo poi aiutare alcune persone a fuggire dal Libano in fiamme, nascondendole a bordo della nave. Ma c'era un livello più delicato e più segreto in quella missione. Dovevo infatti consegnare un plico a un nostro uomo a Beirut. In quella busta c'era l'ordine di contattare i terroristi islamici per aprire un canale con le Br, con l'obiettivo di favorire la liberazione di Aldo Moro».E qui, ecco il mistero: il documento è del 2 marzo '78 e viene consegnato a Beirut il 13. Moro verrà rapito dalle Br il 16. Cioé, nel mondo sotterraneo degli 007 qualcuno si mosse per liberare il presidente della Dc, prima del rapimento. Quindi, si sapeva che Moro sarebbe stato sequestrato. Arconte non conosce i retroscena. «Per me è un mistero. Io dovevo solo effettuare la consegna. D'altra parte, il mio lavoro era quello di fare da istruttore militare. Addestravo "ribelli" e profughi in zone calde. Soprattutto in Africa».Dopo le rivelazioni di G.71, la procura della Repubblica di Roma ha aperto un'inchiesta, della quale, però, non si sa nulla. Arconte ha ora finito di scrivere un libro, pubblicato su internet da una casa editrice americana, al quale si può accedere attraverso il sito, costruito dall'agente segreto di Stay Behind. E, rispetto alle cose già raccontate, la novità è che nell'e-book viene pubblicato il documento (che doveva essere distrutto immediatamente) proveniente dal ministero della Difesa e che Arconte consegnò al gladiatore G.219. All'operazione avrebbe dovuto sovrintendere il gladiatore G.216. Il primo è il colonnello Mario Ferraro, passato poi al Sismi, che venne trovato impiccato nella sua abitazione romana nel 1995. Una morte molto strana, archiviata come suicidio, ma che non ha mai convinto i familiari dello 007. G.216, invece, è il colonnello Stefano Giovannone, capocentro dei servizi segreti militari italiani in Medio Oriente. Giovannone, conosciuto tra le "barbe finte" come «Stefano D'Arabia» o come «Il Maestro», era, guarda caso, un uomo fidatissimo di Aldo Moro, del quale condivideva la linea filopalestinese. E dalla prigione delle Br Moro chiese l'aiuto di Giovannone. Scrivendo a Flaminio Piccoli (allora presidente dei deputati Dc), infatti, aveva chiesto di far «intervenire il colonnello Giovannone, che Cossiga stima». Nella missiva indirizzata al sottosegretario alla Giustizia Erminio Pennacchini aveva poi scritto: «Vorrei che comunque Giovannone fosse su piazza».E qualcosa Giovannone fece. Ma i risultati, purtroppo, arrivarono troppo tardi. Quattro giorni prima dell'uccisione di Moro, infatti, il leader palestinese Yasser Arfat dichiarò alle agenzie: «A nome del popolo e dei rivoluzionari palestinesi, e a nome mio personale, chiedo insistentemente ai rapitori di Aldo Moro di liberarlo perchè siano salvaguardate l'unità del popolo italiano, la democrazia in Italia, e perché la sua detenzione non possa essere utilizzata dai nemici della libertà, della pace e dell'umanità».Sulla vicenda è intervenuto l'ex presidente della commissione Difesa della Camera, Falco Accame. «Moro e la scorta si potevano salvare, ci sono nuovi documenti che mettono sotto una nuova luce la questione del rapimento del presidente della Dc - ha detto -. Perchè, viene da chiedersi, la X divisione non avvertì l'onorevole Moro e le forze dell'ordine. Quasi incredibile, surreale, da non credere, se non emergesse da un documento a "distruzione immediata" che però non venne distrutto dal latore, e che ora riemerge come da un profondo abisso».Dell'esistenza del documento, è stato informato il procuratore militare di Roma Intelisano. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Pietro Mannironi&lt;/b&gt;  &lt;i&gt;“La Nuova Sardegna”&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;L'ATTENTATO AL PAPA&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Quando Mehmet Ali' Agca fu bloccato il giorno dell'attentato in piazza San Pietro, aveva solo ventidue anni. E' il 13 maggio dell'81. Il Papa e' moribondo, per quasi un mese e' ricoverato al Gemelli. Ma gia' quattro giorni dopo, e' domenica, Woytila dal suo letto d'ospedale recitando l'Angelus perdona "il fratello che lo ha colpito". &lt;br /&gt;Due anni dopo, il 27 dicembre del 1983, il Papa va a trovare Ali' Agca in carcere, a Rebibbia. Un lungo incontro, commovente, appena rubato dalle telecamere. Quasi una confessione del turco che il Pontefice nuovamente perdona. Agca raccontera' qualche tempo dopo che in quell'occasione confido' al Papa di aver agito in solitudine e in nome di Dio. "Gli era stato chiesto di uccidere un vescovo vestito di bianco". Di sicuro Agca parla per la prima volta del segreto di Fatima pubblicamente, in un'aula di tribunale, il 22 maggio del 1985. &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le inchieste sull'attentato di San Pietro, in diciannove anni, sono state tre, due i processi, ma l'unico colpevole di quel gesto clamoroso resta di fatto Ali' Agca, condannato all'ergastolo. Nelle aule di giustizia non e' stata provata quella che e' definita la "pista bulgara", cioe' l'intreccio fra servizi segreti di Sofia e la mafia turca collegata con il gruppo terroristico di estrema destra "i lupi grigi", in cui forse entra anche il mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi. Il complotto non e' stato mai dimostrato. Esattamente un mese fa, proprio a Fatima, il Papa riconosce la validita' del "terzo mistero". Ali' Agca adesso ha ottenuto la grazia, ma i tanti misteri restano. &lt;br /&gt;A vent'anni di distanza e dopo tre laboriose inchieste della magistratura italiana, ci si chiede ancora chi armò la mano del turco Alì Agca per uccidere Giovanni Paolo II che, se riuscì a sopravvivere agli effetti devastanti di quel colpo di pistola, sparatogli in piazza S. Pietro alle 17,19 del 13 maggio 1981 mentre passava tra la folla su una campagnola bianca, ne porta i segni e la sofferenza, anche se con la serenità del perdono cristiano verso chi lo voleva morto. Ed è rimasto senza risposta il fatto che Alì Agca, proprio la mattina del 28 novembre 1979 quando il Papa arrivava ad Ankara, gli rivolgeva una violenta lettera aperta sul giornale "Millyet" (La Nazione), definendolo "comandante di crociate inviato in Turchia dagli imperialisti occidentali, che hanno paura dei turchi e dei fratelli islamici", per concludere : "Se questa visita non viene cancellata, è certo che io ucciderò il Papa". L’attentato seguì dopo circa un anno e mezzo. &lt;br /&gt;Alì Agca era appena evaso dal carcere militare di massima sicurezza con l’aiuto della potente organizzazione politica di estrema destra "lupi grigi", che aveva rapporti con i generali che presero il potere in Turchia con il golpe del 1980. Ed è inquietante che, alla vigilia dei venti anni dall’attentato, Oral Celik, l’esponente dei "lupi grigi" che dava ordini ad Alì Agca, abbia dichiarato che "i mandanti vanno ricercati in ambienti vaticani e non a Est". Invece, nonostante le cautele del Vaticano sui retroscena di quell’attentato, una volta accreditata, in particolare dalla stampa americana e occidentale, l’ipotesi della "pista bulgara" che portava a Mosca, mai provata ed anzi smentita ancora ieri dal dirigente del Kgb, Leonid Shebarshin, l’ex presidente degli Usa, Ronald Reagan, e il direttore della Cia, Casey, decisero di cavalcarla. &lt;br /&gt;E, per due decenni, si è speculato, facendo leva su quella "pista" tenendo anche conto che i vertici politici dell’ex Urss non avevano visto favorevolmente l’elezione di un Papa polacco che, nel suo primo viaggio in Polonia nel giugno 1979, aveva affermato a Varsavia, ma rivolto a tutti i Paesi comunisti, che "il cristianesimo non può essere escluso dall’Europa dalle radici cristiane", né dallo Stato polacco "tenuto a battesimo dalla Sede apostolica". Una sfida lanciata proprio al mondo comunista dell’est e, in particolare all’Urss che aveva fatto dell’ateismo una religione di Stato. Ma, nonostante ciò, Giovanni Paolo II, ricevendo in Vaticano nel gennaio 1981 Lech Walesa in veste di leader di Solidarnosc, lo esortò ad agire "con equilibrio" facendo prevalere "il bene comune". &lt;br /&gt;Ora è vero che, per ragioni politiche e non certo militari, l’attività della Santa Sede e del Papa venivano seguite dal Cremlino e dai suoi servizi diplomatici con le diverse coperture. Ma un analogo interesse è stato da sempre manifestato pure da altre cancellerie di tutto il mondo per il ruolo internazionale della Santa Sede, soprattutto, sui temi della pace e della cooperazione mondiale contro ogni forma di riarmo, in particolare o addirittura stellare. Si è "cercato di far tacere una voce che, sola, si è alzata a proclamare, con un coraggio frutto d’amore, la verità, a predicare la carità e la giustizia, ad annunciare la pace", disse il Segretario di Stato, cardinale Agostino Casaroli, il 29 giugno 1981 parlando del Papa, ricoverato al Gemelli ma scampato all’attentato nella basilica di S. Pietro. &lt;br /&gt;Altri, come Oral Celik, hanno ipotizzato che le "piste" dell’attentato andavano ricercate in quel coacervo di intrecci politico-finanziari attorno all’Ambrosiano di Calvi, alle sue consociate estere e allo IOR (la banca vaticana) diretta, allora, dal chiacchierato mons. Paul Marcinkus. Il Segretario di Stato, cardinale Casaroli, nell’informare il 26 novembre 1982 i cardinali di quello scandalo che si era abbattuto sulla Santa Sede, disse con un fine linguaggio diplomatico ma molto significativo in trasparenza: "Lo IOR è stato utilizzato per la realizzazione di un progetto occulto che, all’insaputa dell’Istituto stesso, collegava ad un unico fine operazioni che, se considerate singolarmente, avevano l’apparenza di essere regolari e normali". Quali furono i mandanti, i protagonisti di quel "progetto occulto"? Non c’è risposta. Si sa solo che, con esso, gli artefici hanno mirato a destabilizzare la situazione italiana coinvolgendo anche il Vaticano. Prima di quel 13 maggio 1981 c’era stato, nel marzo di quell’anno, lo scandalo della Loggia P2 dopo che la magistratura, indagando sul caso Sindona, arrivò a Licio Gelli. Il governo Forlani era stato costretto a dimettersi. Ed era esploso lo scandalo IOR tanto che l’allora ministro delle Finanze, Beniaminio Andreatta, si era recato in Vaticano per avvertire che l’affare scottava. Tuttavia, mons. Marcinkus sottoscrisse il 1 settembre 1981 le lettere di patronage a Calvi, a cui subito dopo voltò le spalle mesi dopo. Calvi fu, poi, ritrovato impiccato sotto il ponte dei "frati grigi" a Londra e il resto è più o meno noto. Ma nulla si sa dei mandanti e dei protagonisti di quei traffici e delle implicazioni del "progetto occulto".&lt;br /&gt;Lo scandalo IOR fu poi chiuso da Casaroli, in un’unica soluzione, con le banche estere e con l’allontanamento di Marcincus.dallo IOR sottoposto alla direzione di sperimentati banchieri ed al controllo di una commissione di cardinali. Quel 13 maggio, festa della madonna di Fatima, è stato trasformato in un "messaggio di fede" dal Papa, il quale si è convinto che il proiettile della pistola di Alì Agca non fu mortale perché il percorso, deviato dalla Madonna, non colpì i punti vitali del suo corpo. Perciò, nel giugno del 2000 si recò a Fatima per rendere omaggio alla madonna nella cui corona è stato fatto incastonare il proiettile. Così, il terzo segreto di Fatima si è, finalmente, chiuso perché si è chiarito, sul piano dell’interpretazione del messaggio, che il vescovo "vestito di bianco" poi "insanguinato" si identifica con Papa Wojtyla ed i pastorelli che ebbero la "visione" sono stati beatificati. Ma, al di là della "visione privata" dei pastorelli che rafforza la religiosità popolare, rimane aperto l’interrogativo: chi armò la mano di Alì Agca. Questi, dopo tante bugie, ha dichiarato due giorni fa: "Racconterò tutto solo quando sarò libero". Bisognava, forse, subordinare, come aveva suggerito Giulio Andreotti, la concessione della "grazia" solo dopo aver detto "tutta verità". Invece, il mistero continua come quello della ragazza Emanuela Orlandi, che sparisce il 22 giugno del 9183, che il padre ex funzionario del Vaticano aspetta da venti anni accusando per il rapimento i "servizi segreti italiani" e che Celik continua a ripetere che "è viva". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;LA FORTUNA DI CHIAMARSI VARENNE &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;di Miti Vigliero&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poco tempo fa vi fu una buona notizia; secondo un sondaggio Internet compiuto attraverso le varie anagrafi nazionali, all’Italia venne annunciato che i genitori battezzavano di nuovo i figli con i classici nomi italiani. Ritornavano in auge, insomma, le Marie, i Giuseppe, i Luca e le Giulie a scapito dei tanti Jessica o Denis fino ad ora imperversanti. La notizia del bambino chiamato dal padre amante dei cavalli Varenne (in fondo Ribot sarebbe stato peggio...). Non vedo perché scandalizzarsi. Anche senza l’equitazione di mezzo, di nomi bizzarri e pure lievemente inconsulti ce ne sono sempre stati e sempre ce ne saranno. Continua, ad esempio, l’usanza di affibbiare al pargolo i nomi dei nonni; ma forse a causa delle famiglie moderne allargate, per non fare torti a nessuno dei tre nonni, ci ritroviamo oggi con un Gianantonandrea a Sassari e una Rinapianna a Roma: oppure i genitori ne scelgono uno del tutto diverso, ma sempre sobrio e soprattutto non “esotico”. Però basta sfogliare degli elenchi telefonici di qualunque città per rendersi conto che i nomi dei nostri concittadini sono in generale ancora un po’ particolari…Secoli fa la gente chiamava i figli come diavolo le pareva; ciò spiega la presenza nella nostra letteratura di nomi romantici come Cazzutoro; ma col Concilio di Trento (1545-1563) la Chiesa mise dei vincoli, stabilendo per legge che ai neonati dovessero essere dati esclusivamente nomi di Santi, personaggi dell’Antico Testamento o comunque ispirati alla religione cristiana; da qui i vari Natalina, Pasquale, Salvatore, Assunta, Quaresimina, Rosario o Resurrezione. Ma dal 700 in poi, mossi da smanie rivoluzionarie, molti genitori si ribellarono alla legge clericale raggiungendo spesso nella scelta dei nomi livelli di lieve follia, soprattutto in Emilia Romagna, terra anarco-socialista per eccellenza; sino al 1950 era facile trovare pargoli col ciuccio che si chiamavano Ribello, Ateo, Collettivo, Comunarda e Molotov. Un operaio di Rimini, a cui il padre aveva imposto il nome Sciopero, forse per vendetta volle continuare la tradizione sui suoi 3 figli chiamandoli Scintilla, Ordigno, Avanti ed Emilia Libera fu il nome di una brigatista della prima ora. I genitori clericali rispondevano a queste provocazioni battezzando la prole Santafede, Confessione, Chierieleison, Litania, Dedeo, Diesire (dies irae), Pronobi (ora pro nobis) e Purif, mite casalinga di Massalombarda che deve il nome a una ricorrenza segnata su tutti i calendari: “Purif.(purificazione) di Maria Vergine”. Fabio Castellano, raffinato esperto in analisi del costume e della società, così commenta: “Nei nomi c’è la storia di un popolo con le tracce delle sue idee, credenze, opinioni, desideri, paure, valori. Non a caso negli anni i nomi politici come Benito o Michail Aleksandrovic (Bakunin), quelli della grande musica come Aida o Adelchi e quelli storici come Paride o Achille, sono stati sostituiti dai Geiar, i Maicol (sic), le Naomi o Deborah-con-l’h; questi sono d’altra parte i valori della moderna civiltà occidentale. Dopo i valori valutari, ovvio”. Infatti nomi di battesimo sono lo specchio della società e della cultura del periodo in cui uno nasce: quelli che si chiamano Rachele o Adolfo non potranno mai nascondere la loro età, così come i vari Palmiro/a, Lenin o Nikita. Anche la moglie di Cuccia fu vittima dell’amore politico del padre che la nomò Idea Socialista; poi lui, durante il fascismo, cambiò opinione: ma a lei il nome rimase, anche se mitigato in par condicio dal cognome: Beneduce. In compenso ora, se nessuno si sogna di chiamare una figlia Casalibèrta o Diessina, tra i musulmani residenti in Italia nascono parecchi Osama. La passione per la letteratura ha ispirato molti genitori nel modenese facendoli chiamare i bimbi Athos, Portos, Aramis; e sempre in zona la S finale ha preso la mano una trentina d’anni fa creando Amos, Neris, Nolis e Meris. A Bo c’è il signor Foscolo Maria mentre a Ferrara vi sono due fratelli fabbricati da scatenati fans di Sir Conan Doyle, che si nomano rispettivamente Holms e Uotzon (ri-sic). Sempre in Emilia la passione per l’opera lirica ha prodotto moltissimi Gioconda, Azucena, Violetta, Falstaff, Otello, Radames, mentre in casa di Giovannino Guareschi lavorava una colf che si chiamava Luisamiller. Se non sono storia e arte a suggerire nomi per bambini, ci pensano sport, cinema e tv. Nel giugno 1984 a Napoli, quando era ancora incerto l’ingaggio di Maradona, furono ben 118 i neonati che vennero chiamati Diego o Diego Armando, così come molti furono i bimbi battezzati nell’estate ’82 Pablo o Pablito, in omaggio a Paolo Rossi: in compenso a Genova c’è una ragazzina 15 enne che si chiama Doriana , che potrebbe essere nome normale se gli amici di famiglia non sapessero che si tratta del diminutivo di Sampdoriana... Indubbiamente nate intorno agli anni ’70 tutte le Sabina (in omaggio alla Ciuffini del Rischiatutto), così come Lara furoreggiò dal 1966 alla fine degli anni 70 a causa della celebre colonna sonora del Dottor Zivago, mentre la maggioranza delle Sabrine è annata 1954, grazie all’omonimo film con Audrey Hepburn: in compenso, per la sindrome da rotocalco, nel cosentino oggi c’è una infelice bimba che si chiama Ledidiana (sic). Le telenovele nell’ultimo ventennio hanno rimpinzato i nostri asili di Dilan , Gessica , Geiar (sic, sic e sic), Suellen (tùrna sic, spesso italianizzato in Suella) e Samantha. Talvolta, al ridicolo, si aggiungeva l’accento regionale di chi andava a registrare in neonato in municipio. Ciò spiega ad esempio perché nelle Marche, dove la pronuncia è un po’dura (Lugìa, gampagna ecc) vi siano ragazze nomate Samanda, o che a Monterotondo (Rm) una leggiadra Ortensia sia diventata Ortenza . E se la smania dell’esotico ha recentemente creato mostri quali Jacaranda, Bramina, Volmer, Siron, Aliosha e Cocis, in Sardegna pochi anni fa, causa la caratteristica di alcuni cognomi tipici del loco, si diffuse la moda di creare nomi hollywoodiani; e così, come in una barzelletta, oggi possiamo trovare Sofia Loriga, Alain Delogu, Bruce Ligas e Demi Murgia. Lo storiografo Thomas Carlyle diceva “dare il nome a qualcuno è in realtà un’arte”; certo occorre molta ispirazione per chiamare un indifeso neonato Canzianilla , Amelberga, Osmundo, Volusiana, Eroteide, Godeardo, Eliconide, Valdetrude, Olibrio, Filigonio (tutti nel bolognese) o Ademara, Serrana, Ardelio, Foresto, Argene, Dardaco e Drusiana (Toscana). Gli industriali Migliorati (bambole) e Borletti (punti perfetti) si chiamavano rispettivamente Sostene e Senatore. A Biella c’è un signor Edile; a Bo Manilio, Manlisco, Divo; a Reggio Emilia Arto (papà ortopedico?); a Forlì Decio, Norcio, Edel e, giuro, i fratelli Salito e Disceso. A Ferrara Araldo e Anronio; a Recanati Euticchio, e Marchiano (gravidanza indesiderata?). A Roma ho trovato un Esubero (figlio probabilmente di un’esasperata pluripara) e una Eclide; a Barletta Sterpeta e a Padova la signora Ema, sperando non sia un diminutivo, strumento utilissimo ad esempio alla giornalista Gruber per celare sotto il vezzoso Lilly un teutonicissimo Dietlinde; all’ex signorina buonasera Aba Cercato un coloniale Addis Abeba e infine a Nilla Pizzi un terrificante Adionilla. &lt;i&gt;Libero&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;NONNI DA ADOTTARE&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Luigi ha 81 anni, abita in una casa di ringhiera al terzo piano, ovviamente senz’ascensore, in una via semiperiferica di Milano. Racconta che aveva problemi di vista fin da quando era bambino, che lo scorso anno è stato operato alla cataratta e il medico gli ha detto che gli servivano gli occhiali. Costavano 480 mila lire. Forse, non sono tanti soldi, ma per chi non li ha costituiscono una cifra impressionante. Allora, la sua pensione d’invalidità era di 750 mila lire al mese: 300 mila lire per l’affitto, qualcosa per mangiare e molti soldi per le medicine. Come tanti anziani bisognosi, Luigi, si deve rassegnare:“Non faccio la fame e non mi lamento. Però gli occhiali, è evidente, non li posso comprare: costano troppo”. Vive solo, senza figli e senza parenti che lo possano aiutare, in due locali dove l’intonaco è tutto scrostato. Ha l’artrosi deformante e una pensione d’invalidità, perché ha lavorato tutta la vita in una sartoria disegnando modelli di carta , ma senza contributi. Sopravvive con grande dignità e gli pesa molto la solitudine che nelle grandi città è compagna fedele degli anziani “Ognuno nel suo guscio. Tutti nascosti e chiusi a chiave come se fuori ci fosse la guerra atomica. Non vengono a bussare neppure per gli auguri di Natale”. Roma, Milano, Torino o Napoli, la situazione non cambia: tanti anziani soli che vivono una situazione di disagio non riuscendo a coprire tutte le spese con la loro pensione. Nella sola Milano si calcola che più di 20.000 anziani vivano in grave stato di bisogno. Ed è proprio a Milano che, da qualche anno, l’Associazione Emergenza Anziani ha avviato il progetto “Adotta un nonno”. L’obiettivo del progetto è semplice: aiutare gli anziani ad avere una vita migliore, permettendo loro di comperare i medicinali di cui hanno bisogno, di migliorare le loro abitazioni spesso fatiscenti, di pagare le bollette e l’affitto. Per chi decide di adottare un anziano, anzi un nonno, il piccolo contributo mensile si trasformerà nella soddisfazione di aver fatto qualcosa, molto più importante di quanto non si possa immaginare, per un’altra persona, aiutandola a migliorare le proprie condizioni di vita ed a riconquistare una gioia spesso perduta. Il progetto non si ferma qui. Oltre all’indigenza bisogna sconfiggere anche la solitudine e l’emarginazione che spesso accompagnano la vecchiaia, fino a portare a grandi forme depressive. Tanti anziani, infatti, chiedono soprattutto che qualcuno s’interessi a loro e si ricordi che ci sono. L’iniziativa “Adotta un nonno” propone di creare un rapporto diretto con l’anziano. Bastano poche ore settimanali e piccoli gesti per dare speranza ed entusiasmo a chi si sta lasciando andare. Una visita, una telefonata, un segno d’affetto possono essere importantissimi, come sostiene il testimonial d’eccezione di “Adotta un nonno”, Renato Pozzetto, che dopo averne adottato uno ha scritto:”mia figlia in agosto mi renderà nonno. Sono Felice, ma in questi giorni sono diventato nipote: ho adottato un nonno. Non avevo mai avuto dubbi, ma ora sono certo di avere fatto la cosa giusta. Mio nonno è bello come tutti i nonni, ed io sono un po’ più buono e giovane come tutti i nipoti. Non è difficile da spiegare, ma preferisco che te lo immagini. Questa storia di nonni e nipoti che s’incontrano è unica e funziona. Ormai siamo in tanti, ogni giorno di più. Tutti uguali ma speciali. Provaci anche tu, ci vuole un poco di tempo e pochissimi soldi. Così pochi che se te lo dico ti metti a ridere. Ridiamo insieme”. Perché allora non diventare nipoti? Chi volesse adottare un nonno può contattare (gli uffici sono chiusi ad agosto, ma il progetto va avanti) l’Associazione Emergenza Anziani ai seguenti numeri tel.026554355 fax.026551488&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Andrea Mascaretti&lt;/b&gt;  &lt;a href=http://www.ilnuovo.it&gt; Il Nuovo &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;USTICA / UN'IPOTESI INQUIETANTE&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;di Umberto Telarico&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;collaborazione di Walter Radica e Giulia Ciappa&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;ANALISI TECNICA SULL’INQUIETANTE IPOTESI DI UNA&lt;br /&gt;COMPONENTE UFOLOGICA NELLA STRAGE DEL DC-9 ITAVIA,&lt;br /&gt;VERIFICATASI NEL CIELO DI USTICA LA SERA DEL 27 GIUGNO 1980 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In base a quanto emerso dal nostro studio principale sul disastro aereo in oggetto, i punti salienti dell’intera questione possono essere così riassunti: &lt;br /&gt;A) PREMESSE GENERALI &lt;br /&gt;1) Un’alta percentuale di fenomeni UFOs si registra nelle aree del pianeta sedi di installazioni di interesse strategico-militare e/o sedi, al momento di tali apparizioni di “oggetti volanti non identificati”, di esercitazioni militari&lt;br /&gt;2) A volte, nelle aree geografiche dove il fenomeno UFO è in genere particolarmente intenso, oppure è in atto un’ondata (flap) di manifestazioni UFOs, si registrano degli incidenti aerei dalle caratteristiche di difficile collocazione, in uno schema convenzionale&lt;br /&gt;3) Sono stati registrati numerosi casi di intercettazione e conseguente tentativo di abbattimento di UFOs da parte di forze militari terrestri, appartenenti a varie nazioni; questo anche nell’ambito di esercitazioni militari, alcune delle quali volte a “coprire” vere e proprie azioni di guerra contro tali aeromobili e/o oggetti sottomarini sconosciuti&lt;br /&gt;4) A livello dei vertici governativi ed istituzionali mondiali, il fenomeno ufologico – diversamente da quello che viene fatto credere all’opinione pubblica internazionale, essendo ritenuto un fenomeno “potenzialmente ostile” e, pertanto, legato alla “sicurezza nazionale” - è oggetto di ricerche coperte dal massimo livello di segretezza&lt;br /&gt;5) Sullo scacchiere internazionale, la linea politica governativa, relativa alla questione degli UFOs e fenomeni connessi (intesi come la manifestazione hard della presenza ed interferenza, nel nostro ambito planetario, di intelligenze aliene), è decisa dalle maggiori potenze nucleari quali USA, Russia, Inghilterra e Francia. Anche la Cina, quale potenza nucleare, nonostante si consideri in “contrapposizione ideologica” con le sopra citate nazioni leader occidentali, riguardo la problematica degli UFOs e relativa “interferenza aliena”, porta avanti una politica improntata sul cover-up del tutto simile a quella delle altre potenze. Una tale linea politica comune (caso – questo - davvero raro fra le nazioni della Terra), dovrebbe farci comprendere come, nel caso del fenomeno degli UFOs, sia perseguita a livello internazionale una politica di “mutua assistenza” e “collaborazione” - ovviamente, anche sul piano militare - per la difesa ad oltranza (ossia con ogni mezzo e senza alcuna remora), di comuni quanto fondamentali interessi legati alla sicurezza nazionale e, nel caso specifico, alla sopravvivenza stessa del sistema di potere politico, economico e religioso&lt;br /&gt;B) CONSTATAZIONI SPECIFICHE &lt;br /&gt;1) Nell’area geografica comprendente la Sicilia, la Sardegna e parte della Campania si trovano numerose installazioni d’interesse strategico-militare come, ad esempio, la base aerea di Sigonella, l’aeroporto militare di Elmas, il poligono missilistico di Perdasdefegu (Quirra), la base navale della Maddalena, la base aerea di Decimomannu, la regione del Sulcis, il centro radar di Licola, la base NATO di Bagnoli, ecc. Inoltre, detta aerea del mar Tirreno è stata ed è spesso teatro di manovre militari NATO&lt;br /&gt;2) Il basso Tirreno, al pari di altre aree marine tristemente note come il Triangolo delle Bermuda (nell’Oceano Atlantico occidentale), il Triangolo del Drago dell’Oceano Pacifico (in Giappone), il Triangolo dei Grandi Laghi (tra il Canada e gli Stati Uniti) ecc., è sempre stata un’area contraddistinta da un’intensa attività di tipo ufologico e “misterioso”, caratterizzata dai seguenti fenomeni&lt;br /&gt;a)Alto numero di avvistamenti UFO;&lt;br /&gt;b) Immersione e/o emersione di UFOs;&lt;br /&gt;c) Presenza di Oggetti Sommersi Non Identificati o U.S.O.;&lt;br /&gt;d) Naufragi di natanti attribuiti alla collisione con U.S.O.;&lt;br /&gt;e) Scomparsa di aerei e natanti;&lt;br /&gt;f) Ritrovamento di natanti privi di equipaggio a bordo;&lt;br /&gt;g) Incidenti aerei anomali;&lt;br /&gt;h) Black-out radio;&lt;br /&gt;i) Boati “fantasma”; &lt;br /&gt;3) Il giorno della tragedia di Ustica erano in corso delle esercitazioni militari aero-navali nel medio e basso mar Tirreno, esattamente in uno specchio di mare a sud-est della Sardegna, nel tratto compreso tra i comuni di Villaputzu e Siniscola. La zona interessata da tali manovre era indicata con la lettera B nella cartina allegata ad un’ordinanza di sgombero, la numero 79, emessa dal Comando in capo del Dipartimento Militare Marittimo del basso Tirreno, con sede a Napoli. Secondo tale documento, inviato alla stampa nel novembre del 1988 dall’allora vicesegretario nazionale del Partito Sardo d’Azione Mario Carbone, le esercitazioni a fuoco erano programmate dal 16 al 30 giugno compreso, e si sarebbero svolte ogni giorno dalle ore 08:00 alle ore 19:00. L’allora ministro Zanone ha sempre sostenuto che ogni tipo di manovra era conclusa alle ore 09:00 di mattina del 27 giugno 1980. Ma in tale comunicato ufficiale non si fa alcun cenno ad un’ulteriore esercitazione programmata in quei giorni, preannunciata dall’ordinanza di sgombero disposta dal Comandante in capo del Dipartimento Militare Marittimo del basso Tirreno, l’ammiraglio di squadra Angelo Monassi (vedi “la Repubblica” del 17 novembre 1988, pag. 23) . Altra conferma del fatto che, al momento della sciagura del DC-9 Itavia, erano effettivamente in corso delle manovre militari, viene dalla “Rivista marittima”, organo ufficiale della Marina Militare Italiana. A pagina 119 del numero di agosto 1980, difatti, è riportato testualmente: &lt;br /&gt;“Nei giorni 26 e 27 giugno si è svolta nelle acque del poligono di Teulada (sulla costa orientale della Sardegna) un’esercitazione di tiri (di artiglieria navale) contro costa diurni e notturni con la partecipazione delle seguenti unità: caccia lanciamissili Ardito, Audace, Impavido; caccia Impetuoso e Indomito; caccia Guèpratie e corvetta Drogou della marina francese. Hanno concorso all’esercitazione, come unità per lo sgombero del poligono di tiro, le fregate Bergamini e Centauro” (vedi “Europeo” n° 33 del 18 agosto 1990, pag. 30); &lt;br /&gt;4) Il disastro del DC-9 dell’Itavia presenta, ancora oggi, aspetti oscuri ed anomali. Tale tragico evento si colloca incontestabilmente in uno scenario in cui sono presenti sia forze militari aero-navali di varie nazioni, che “aeromobili non identificati” o UFOs.&lt;br /&gt;5) Diversamente da quello che si è verificato in altri casi analoghi, ossia in occasione di tragici eventi in cui i Governi dei paesi autori di tali stragi hanno ammesso pubblicamente le loro responsabilità nel giro di 48 ore dal fatto, per il caso del DC-9 Itavia abbattuto nel cielo di Ustica, invece, si è registrata una congestionata azione di cover-up e depistaggio, nonché un omertoso quanto complice silenzio a livello istituzionale internazionale, tuttora in atto. Tutto ciò non trova una logica spiegazione se non tenendo conto del fatto che un tale esteso quanto omogeneo “fronte di omertà internazionale” presuppone la difesa di comuni quanto vitali interessi strategici di gran lunga superiori a quelli nazionali. Ebbene, come è dimostrato da diverse migliaia di pagine di documenti ufficiali governativi, provenienti da svariate nazioni, l’unica cosa che risponde ad un tale requisito (vedi il punto 5 della Premessa) è il fenomeno ufologico, inteso come la manifestazione hard della presenza ed interferenza di intelligenze aliene nel nostro ambito planetario. &lt;br /&gt;------------ Seconda Parte ------------&lt;br /&gt;SVILUPPO CRONOLOGICO E CRITICO DEGLI EVENTI LEGATI ALLA STRAGE DI USTICA &lt;br /&gt;In base a tali e tanti fatti, dati e circostanze, dettagliatamente illustrati e documentati nel contesto del nostro studio dal titolo “La sciagura aerea del DC-9 Itavia nel cielo di Ustica: un ennesimo incidente anomalo avvenuto nel triangolo maledetto del mar Tirreno”, si formula la seguente ipotesi di ricostruzione dello scenario determinatosi nell’area di Ustica il 27 giugno 1980.&lt;br /&gt;È da sottolineare che la ricostruzione viene effettuata solo ed esclusivamente in base alle premesse di carattere generale relative alla situazione nazionale e internazionale preesistente il tragico incidente e in base alle constatazioni di carattere più specifico relative allo stato della particolare zona dove si sono svolti gli eventi. &lt;br /&gt;1) UFOs VENGONO SEGNALATI NELLA STESSA AREA (che poi sarà teatro dell'abbattimento del DC-9 Itavia) DUE GIORNI PRIMA CHE SI VERIFICHI IL TRAGICO EVENTO IN QUESTIONE.&lt;br /&gt;Già il 25 giugno 1980 gli operatori radar avevano segnalato la presenza nella zona del basso mar Tirreno di velivoli non identificati, in gergo "zombi" o UFOs che dir si voglia (vedi "Roma" del 7 luglio 1980, pag. 12). Ora, per quanto riguarda gli OVNI segnalati il 25 giugno, se fosse vera l'ipotesi secondo cui il jet dell'Itavia sarebbe stato coinvolto in un'azione di guerra internazionale - non dichiarata - nei confronti del leader libico Gheddafi, è ovvio che, essendo questa un'azione improntata alla sorpresa, non poteva trattarsi assolutamente di "prove di scena" dell'attacco che poi sarebbe stato sferrato 48 ore dopo.&lt;br /&gt;2) DOPO IL DECOLLO DA BOLOGNA, DUE OVNI SI ACCOSTANO E INIZIANO A SEGUIRE, MOLTO DA VICINO, IL DC-9 ITAVIA.&lt;br /&gt;Il volo IH-870 della società ITAVIA parte da Bologna alle ore 20:08, con due ore di ritardo sull'orario previsto. Una volta salito in quota ed al di sopra della Toscana, secondo la ricostruzione fatta dai periti in base ai tracciati radar di Roma Ciampino, la traccia radar del DC-9 appare spuria, ossia sovrapposta a quella di un altro aeromobile (o forse due, vedi "la Stampa" del 19 giugno 1997, pag. 5) viaggiante nelle immediate vicinanze del jet civile; in altre parole, come se qualcosa (che noi riteniamo essere uno o due UFOs a tutti gli effetti) volasse di conserva - ossia si fosse disposto poco sopra, sotto o in coda - con detto cargo allo scopo (almeno secondo la versione ufficiale) di occultare la propria presenza confondendosi nel cono d'ombra radar del DC-9. Intanto, quest'ultimo procede lungo l'aerovia civile denominata Upper Ambra 13 alfa, senza potersi rendere conto di una tale presenza "estranea".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2/a) LE CONDIZIONI METEREOLOGICHE DELLE VARIE ZONE SITUATE SULLA ROTTA DEL DC-9 ITAVIA.Le condizioni meteorologiche lungo la rotta seguita dall'aereo erano sostanzialmente buone, con una visibilità di oltre 10 km. Il mare, però, a causa di un vento teso, era mosso, localmente agitato con un moto ondoso di forza 4-5. A Ponza, il cielo era sereno o poco nuvoloso, con un vento da nord-ovest che spirava a 25 nodi. Condizioni meteo simili a quelle presenti ad Ustica. A Palermo Punta Raisi c'era cielo quasi sereno e vento debole. Sulla costa campano-calabra il cielo era nuvoloso ma senza pioggia. A Capo Palinuro c'era cielo nuvoloso con vento di 20 - 25 nodi (vedi "il Tempo" del 28 giugno 1980, pag. 1, cronista G. D'Av.).&lt;br /&gt;3) LA PRESENZA, A DISTANZA OPERATIVA UTILE DAL TEATRO DEGLI EVENTI, DI UN AEREO RADAR TIPO AWACS.&lt;br /&gt;Nel frattempo, un aereo Awacs (un velivolo USA dotato di un sofisticato e potente radar sul dorso in grado di guidare altri aerei militari), ha sotto controllo una missione i cui scopi sono tutt'oggi rimasti top-secret e, a questo scopo, sorvola in circolo l'Appennino Tosco-Emiliano (vedi "Corriere della Sera" del 1° settembre 1999, pag. 9).&lt;br /&gt;4) UN PRIMO AEREO MILITARE (FORSE UN CACCIA) SI AVVICINA E SEGUE IL JET DELL'ITAVIA.&lt;br /&gt;Nel breve tratto tra Bologna e Siena il traffico aereo intorno al DC-9 diviene intenso. Una volta sulla Toscana, il DC-9 viene affiancato da un aereo con sigla militare LG-461 proveniente dalla Liguria. Tale "manovra d'inserimento" avviene praticamente davanti al muso di due della squadra composta da tre F-104 italiani decollati dalla base aerea di Grosseto intorno alle ore 20:00 del 27 giugno 1980 (vedi "la Stampa" del 19 giugno 1997, pag. 5).&lt;br /&gt;5) IL "RUOLO TATTICO" DEI CACCIA ITALIANI DECOLLATI DALLA BASE DI GROSSETO.&lt;br /&gt;Tali due caccia F-104 sono pilotati da Mario Naldini e Ivo Nutarelli i quali, quando incrociano il DC-9 ed il suo "accompagnatore fantasma", per ben tre volte lanciano il codice di allarme ai radar di terra, per poi far rientro alla loro base. Inoltre, viene da chiedersi se, mentre erano in volo, i piloti in questione abbiano ascoltato eventuali messaggi radio provenienti dal DC-9, dagli altri velivoli militari presenti in zona o dai comandi di terra, e quale possa essere stato il contenuto di tali eventuali comunicazioni radio.&lt;br /&gt;In effetti, la presenza sulla scena dei due o tre caccia italiani potrebbe essere stata del tutto casuale; non si spiega altrimenti, difatti, il ruolo pratico di questi ultimi nell'ambito del presunto "complotto internazionale", del tutto vago ed inconsistente dal punto di vista tattico data la presenza, nell'area, di un velivolo Awacs e del velivolo militare proveniente dalla Liguria. Inoltre, se la loro azione fosse stata effettivamente pianificata in precedenza - secondo la tesi "dell'agguato premeditato" - perché lanciare, per ben tre volte, l'allarme ai radar di terra?&lt;br /&gt;Resta il fatto che, alcuni anni dopo, nel 1988, i due piloti in questione vennero uccisi - simulando un incidente - durante la manifestazione aerea di Remstein, in Germania (in cui, peraltro, perirono numerosi innocenti spettatori), appena qualche giorno prima, guarda caso, della data in cui gli stessi avrebbero dovuto essere ascoltati quali testi in causa dal giudice Rosario Priore (vedi "il Mattino" del 24 dicembre 1993, pag. 5).&lt;br /&gt;6) ALTRI CACCIA MILITARI SI ACCOSTANO E SEGUONO IL DC-9 ITAVIA.&lt;br /&gt;Ritornando a descrivere il nostro scenario tra Roma Ciampino e Ponza, quattro velivoli (probabilmente caccia USA) volano parallelamente - poco arretrati e disposti due a destra e due a sinistra del DC-9 Itavia, quasi lo "scortassero", forse con lo scopo di sorvegliare il suo "compagno fantasma" (si è poi stabilito che i "compagni fantasma" fossero due, secondo noi due UFOs a tutti gli effetti), per cui i quattro velivoli avrebbero potuto volare in quel modo per scortare e/o costringere questi "accompagnatori" ad abbandonare la loro posizione (vedi "la Stampa" del 19 giugno 1997, pag. 5).&lt;br /&gt;7) RAPPORTO SULL'AVVISTAMENTO DI UN VELIVOLO SCONOSCIUTO AL LARGO DELL'ISOLA DI PONZA ALLE ORE 20:37; VENTUNO MINUTI PRIMA, CIOÈ, CHE IL DC-9 ITAVIA SCOMPARISSE DALLO SCHERMO RADAR DI ROMA CIAMPINO.&lt;br /&gt;Il seguente stralcio della conversazione telefonica tra il centro radar di Martina Franca e quello di Licola, fa parte dei nastri registrati, acquisiti e messi agli atti del procedimento sulla strage di Ustica dal giudice Rosario Priore (vedi "Corriere della Sera" del 7 ottobre 1991, pag. 13).&lt;br /&gt;Ore 23:46 del 27 giugno 1980:&lt;br /&gt;"Eh, sono il maresciallo Di Mico (dalla stazione di Licola, n.d.A.)".&lt;br /&gt;"Capitano Patroni Griffi, mi dica".&lt;br /&gt;"Senta, le dico una notizia così".&lt;br /&gt;"Sì".&lt;br /&gt;"Che penso non abbia nessun valore, i carabinieri di Pozzuoli…".&lt;br /&gt;"Sì".&lt;br /&gt;"Hanno visto… hanno avuto notizia che un velivolo a largo di Ponza veniva verso di noi (ossia verso Licola, n.d.A.), poi non l'hanno visto più, le ripeto la notizia nuda e cruda così come me l'hanno dato i nostri carabinieri".&lt;br /&gt;"E a che ora questo?"&lt;br /&gt;"Questo sarebbe successo alle ore otto e trentasette alfa (ossia le ore 20:37, n.d.A.), ma non ci dovremmo trovare".&lt;br /&gt;Ora, che tipo di velivolo noto, sia esso militare o meno, è in grado di "scomparire" in modo tanto repentino? Che a noi risulti, nessuno… a meno che, ovviamente, non si pensi ad un UFO di origine allogena.&lt;br /&gt;8) LE DIFFICOLTÀ DELLE COMUNICAZIONI RADIO TRA IL DC-9 ED IL CENTRO D'ASCOLTO DI ROMA CIAMPINO.&lt;br /&gt;Ore 20:46:00&lt;br /&gt;Il volo IH-870 dell'Itavia è sulla A/BEAM, cioè sulla verticale del radiofaro di Ponza. Il comandante Domenico Gatti tenta ripetutamente, ma invano, di comunicare via radio sulla normale frequenza di 133,25 mega cicli con il Centro Regionale d'Ascolto di Roma Ciampino. Finalmente, usando una frequenza radio diversa, riesce a mettersi in contatto. Quindi dice testualmente: "Qui è un cimitero. Non si riesce a comunicare né a sentire niente" (vedi "l'Occhio" del 29 giugno 1980, pag. 3 e del 3 luglio 1980, pag. 6).&lt;br /&gt;9) ALTRI CONTATTI RADIO TRA IL JET CIVILE ED IL CENTRO CONTROLLO DI ROMA.&lt;br /&gt;Ore 20:50:00&lt;br /&gt;Il DC-9 Itavia giunge sul punto A13A dell'aerovia civile AMBRA 13 BRAVO, il penultimo punto di riporto (ossia controllo radio) prima che l'aereo entri nell'area servita dal Centro d'Ascolto di Punta Raisi. A causa della forte turbolenza in quota prodotta dal vento, il comandante Gatti richiama il centro di Roma Ciampino. Il controllore, pertanto, autorizza il cargo civile a scendere a quota 250 - ossia 25.000 piedi (pari a 8000 Mt.). Il comandante Gatti risponde "Ok" (vedi "l'Occhio" del 29 giugno 1980, pag. 3).&lt;br /&gt;10) NUOVA INTERRUZIONE DEL CONTATTO RADIO TRA IL DC-9 ED IL CENTRO D'ASCOLTO DI ROMA CIAMPINO.&lt;br /&gt;Ore 20:54:00&lt;br /&gt;Il DC-9 sorvola il successivo punto di riporto denominato Condor. Il pilota del cargo civile tenta di comunicare con il Centro d'Ascolto di Roma Ciampino, ma ogni suo tentativo è vano. A sua volta, anche il controllore richiama il volo IH-870 dell'Itavia, senza alcun risultato (vedi "l'Occhio" del 29 giugno 1980, pag. 3). L'aereo civile in questione proseguirà regolarmente il suo volo ancora per circa 6 minuti, prima che un evento esterno lo faccia precipitare e scomparire dallo schermo del radar Marconi di Roma.&lt;br /&gt;Qual è la causa che rende difficili tutti i contatti radio, fino a produrre il totale black-out degli stessi? Una "contromisura elettronica" messa in atto per coprire "un'operazione di guerra"? "Distorsioni del campo" prodotte di frequente dall'intenso campo elettromagnetico (legato al sistema propulsivo) di uno o più UFOs presenti in quell'area?&lt;br /&gt;Allo stato attuale delle cose, dal nostro punto di vista, non essendoci una risposta certa ed inequivocabile, un'ipotesi vale l'altra.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;(continua)&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;www.giruc.org &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3793724-81796933?l=dossierscaccia.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3793724/posts/default/81796933'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3793724/posts/default/81796933'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dossierscaccia.blogspot.com/2002_09_15_archive.html#81796933' title=''/><author><name>gabriele</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10696428822115741262</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='06290854959660768699'/></author></entry></feed>