Saturday, February 01, 2003

CERMIS, UNA STRAGE IMPUNITA
3 febbraio 1998, i tempi della guerra in Bosnia. Dalla base Nato di Aviano parte in volo di addestramento un aereo dei marines. La missione e’ chiamata Easy 01, all’interno dell’operazione pianificata Deny Flight. Il velivolo e’ usato per la guerra elettronica: e’ un Ea – 6 b detto Prowler, il predatore. Decolla alle 14,36.. Alle 15,12 minuti e 51 secondi trancia due cavi della funivia che da Cavalese porta al monte Cermis. Una cabina precipita fino a valle, a ridosso del fiume Avisio. Muoiono diciannove turisti e il manovratore della funivia. Alle 15,26 il Prowler atterra di nuovo ad Aviano. Il pilota dira’: “Ho sentito solo uno scossone”.
L’hanno definita la strage impunita perche’ nessuno e’ stato condannato per quei morti, nonostante le prove precise, pesanti di responsabilita’. Cinque anni dopo, sul luogo della tragedia c’e’ una croce, a memoria. La funivia e’ da tempo nuova, splendente. E la valle del Cermis e’ tornata un luogo di vacanza. Anche perche’ adesso quei voli non possano piu’. Ma nessuno dimentica i lutti. E la rabbia.
Morirono in venti, quel martedi’, in piena settimana bianca: nove donne e undici uomini, se si puo’ chiamare un uomo Philip, quattordici anni, polacco, morto con la madre Ewa. I turisti venivano da tutta Europa: anche da Germania, Austria, Belgio, Olanda. Gente di casa, da anni, su queste montagne. Ma di casa era soprattutto Marcello Vanzo, il manovratore, che quel giorno aveva scambiato il turno, e il destino, con un collega.
Una strage impunita, e’ stato detto. Ma anche piena di misteri, mai chiariti. Un volo radente autorizzato o no?, dieci minuti di silenzio radio (proprio in prossimita’ dell’impatto fatale, dalle 15,05 alle 15,15 quando il pilota lancia l’emergenza), un “mission recorder” sparito, una cassetta video distrutta, una carta di volo contestata, un allarme lanciato da tempo, soprattutto un’assoluzione scandalosa. Andiamo per ordine.
La missione era sicuramente autorizzata dalle autorita’ italiane. Quel volo era il quarto di una lista di dieci presentata dal comando dei marines. C’e’ una sigla sotto a quell’elenco, di un capitano italiano, il cognome comincia per F. Dal segreto militare filtra un particolare: gli americani avrebbero inserito il Prowler in un elenco che invece era destinato solo agli F 16. Un errore. Resta il fatto che nessuno se ne e’ accorto. Ne’ l’altro ufficiale italiano, M.B.G, che controfirmo’, ne’ il centro di controllo di Martinafranca.
L’inchiesta, immediata, della procura di Trento stabilisce in ogni caso la gravissima responsabilita’ del pilota. I voli normali erano autorizzati a una quota di 1100 metri , anche se fosse stato autorizzato al volo radente non poteva scendere piu’ in basso di 650 metri. L’impatto, invece, e’ avvenuto a 150 metri da terra. L’aereo volava sicuramente anche a una velocita’ nettamente superiore a quella prevista. Secondo i dati forniti da un aereo –radar Usa “Awacs” che in quel momento voleva a una quota superiore, il Prowler andava a 500 miglia orarie e non a 100 come previsto dal regolamento. Lo conferma il 12 marzo, quaranta giorni dopo la strage, il rapporto della commissione d’inchiesta americana presieduta dal generale Michael Delong . “La causa dell’incidente – si legge nel documento - e’ stata un errore dell’equipaggio che ha guidato in modo aggressivo l’aereo, superando la velocita’ massima e volando ben al di sotto della quota richiesta”. I periti italiani vanno oltre. Stabiliscono che l’aereo si e’ infilato fra i due cavi tranciati, distanti fra loro fra i trenta e i quaranta metri. Una bravata, insomma. Una scommessa, come tante altre volte, in cui ci si giocava una birra la sera. La gente di montagna e’ di poche parole. Ma ricorda. Testimoni quel giorno hanno visto passare l’aereo pochi istanti prima della tragedia a volo radente sul pelo del lago artificiale di Stramentizzo. E non era certo la prima volta.
La battaglia legale e’ lunga. Ma vince la politica, con Clinton impegnato in prima persona. I militari americani evitano il processo in Italia. Sul Prowler erano in quattro. Il comandante, il capitano Richard Ashby, 32 anni, californiano, 750 ore di volo ,. veterano della Bosnia. Il navigatore Joseph Schweitzer, 30 anni, dello Stato di New York. Dietro, seduti nel retro della cabina, c’erano i due addetti alle attrezzature di ricognizione: Chandler Seagraves 28 anni dell’Indiana e William Raney, 26 anni del Colorado.
Quasi esattamente un anno dopo, l’8 febbraio 1999, si apre il processo davanti alla corte marziale di Camp Lejeune, la base dei marines, nel North Carolina. Il capitano rischia 206 anni di carcere. Il 4 marzo invece e’ assolto, dopo sette ore e mezza di camera di consiglio, da tutte le imputazioni. Uno scandalo: la corte gli riconosce che il volo era autorizzato a una quota di 500 piedi (ma lui stava molto piu’ sotto, altrimenti non avrebbe tranciato i cavi), che le mappe di volo non contenevano le indicazioni della funivia (lo stesso comando dei marines lo ha smentito: sulla Tpc, la carta di pilotaggio tattico la funivia era segnata) e che il radar-altimetro presentava difetti di funzionamento (circostanza mai dimostrata).
Dopo il verdetto Ashby dice: “Adesso le mie preghiere sono tutte per le vittime”. Ma i giornali americani scrivono che il giorno dopo sta a Las Vegas a festeggiare la liberta’.
Sia pure in minima parte, comunque ha poi pagato. Perche’ anche quel giorno, come consuetudine, era stato girato un video delle prodezze. Il video del Cermis non esiste piu’ per un motivo semplice: e’ stato distrutto. La confessione e’ del co-pilota, Schweitzer. Preso dal rimorso, ha dichiarato: “Alla fine del volo ho consegnato la cassetta al comandante. Non l’ho piu’ rivista”. Ma intanto, perche’ reo confesso, lui evita il carcere.
A maggio c’e’ dunque un nuovo processo al pilota, Ashby, per ostruzione di prove. Stavolta e’ condannato, a sei mesi. Ma esce di carcere, non si capisce perche’, con un mese di anticipo. Dal 2 ottobre di quattro anni fa e’ nuovamente un uomo libero. Torna a vivere nella villetta di Jacksonville, vicino alla base dei marines . Non apre piu’ bocca. Ma e’ la sua ragazza, Dodie, a parlare. E’ infuriata.: “La cella di Richard, pensate, non aveva l’aria condizionata. Ha passato i primi mesi da solo a leggere davanti a un tavolo. E io potevo andarlo a trovare solo il fine settimana”. Povero cowboy.
Pino Scaccia

Thursday, January 30, 2003

IL DELITTO DI COGNE
E' trascorso un anno da quella tragica mattina del 30 gennaio 2002, quando una mano sconosciuta ha ucciso il piccolo Samuele Lorenzi. In un anno di indagini, la sola iscritta nel registro degli indagati è la mamma di Sammy, Annamaria Franzoni. E' stata lei a uccidere il figlio? Per gli inquirenti di Aosta sì. Altre persone, solo ''genericamente sospettabili'' - così si legge negli atti processuali - hanno alibi che reggono.
E' trascorso un anno dall'inferno che ha fagocitato le valli tranquille ai piedi del Gran Paradiso. E' bastato il rombo assordante del motore dell' eliambulanza diretta alla frazione Montroz di Cogne, a spezzare il silenzio dei boschi e delle valli.
Sono circa le nove del 30 gennaio 2002, in casa di Stefano Lorenzi e Annamaria Franzoni giace esanime il piccolo Samuele, di tre anni, secondo figlio della coppia, aggredito e gravemente ferito da una mano sconosciuta. Il bambino muore poco dopo, dell' arma del delitto nessuna traccia.
Ecco, minuto dopo minuto, quel che accade quella mattina, dalle ore 5 circa alle 10, a Cogne, in casa Franzoni, in altre abitazioni e per le vie del paese, così come emerge dalla lettura degli atti dell' inchiesta:
ore 5.45 circa: Stefania Neri, medico di guardia, è chiamata dalla famiglia Lorenzi, in quanto Annamaria Franzoni ''si sente poco bene''.
5.45: Carlo Guichardaz, titolare di un negozio di generi alimentari, esce di casa e a bordo del suo furgone si reca in un supermercato all' ingrosso di Burolo (Torino).
5.50-6.00 circa: la dottoressa Neri arriva in casa Lorenzi e visita Annamaria Franzoni. La visita dura circa venti minuti. Alla paziente non viene prescritto alcun farmaco, non ravvisandosene la necessità.
6.20: la dottoressa Neri lascia la casa dei Lorenzi.
6.50-7.00 circa: i coniugi Carlo Perratone e Graziana Blanc, la sera precedente ospiti in casa dei Lorenzi, escono di casa. Lui a bordo di un fuoristrada, lei di una Fiat Punto si recano a Cogne, per aprire il negozio di alimentari gestito dalla donna. Lungo la strada non incontrano nè autovetture, nè persone a piedi.
7.15: Ottino Guichardaz, genero di Daniela Ferrod, vicina di casa dei Lorenzi, esce di casa e si reca a piedi presso un albergo per prendere il furgone del figlio, Carlo, nel garage; poco dopo torna a casa. Alla stessa ora Gino Guichardaz, detto ''fuffy'', più volte assistito in strutture psichiatriche pubbliche, esce di casa, in frazione Gilliman, da solo e si dirige verso Cogne.
7.15-7.20: come ogni mattina, Maria Bethaz consegna il latte fresco al negozio di Graziana Blanc.
7.30-7.40: Stefano Lorenzi esce di casa e si reca ad Aosta.
7,45: Carlo Perratone, dopo aver aiutato la moglie a sistemare le ceste di pane, lascia il negozio di quest' ultima e si dirige in automobile verso il suo negozio a Gilliman, che dista circa tre chilometri.
8.00: Carlo Perratone apre il suo negozio: arriva subito il primo cliente, Gino Guichardaz (Fuffy), seguito poco dopo da un altro abituale cliente, Dario Grappein.
8.00: secondo il Gip, è il momento dal quale decorre il lasso temporale, che si protrae fino alle 8.29, entro il quale l' assassino aggredisce Samuele Lorenzi.
8.00-8.15 circa: Davide Lorenzi esce di casa; in attesa della mamma che lo accompagnerà alla fermata della scuolabus, fa qualche giro in bicicletta davanti all' abitazione. Il piccolo Samuele, che stava dormendo, racconta la mamma, appare su una scala interna di casa. Lei lo rassicura e lo sistema in camera da letto, nel letto matrimoniale.
8.08: Carlo Guichardaz, con il suo cellulare, telefona al cellulare della moglie Daniela Ferrod. Si informa se lei ed il figlio Patrik sono svegli, dato che quest' ultimo deve andare alla scuola materna.
8.13: Ulisse Guichardaz è svegliato da una telefonata del fratello Carlo: quest' ultimo è in ritardo ed invita il fratello a recarsi ad aprire il negozio di ortofrutta.
8.15-8.30 circa: Gino Guichardaz (Fuffy), passato qualche minuto prima per la frazione Montroz, arriva, come tutte le mattine, nel bar Licone di Cogne e, come al solito, beve un caffè.
8.16 circa: Annamaria Franzoni esce di casa per accompagnare il figlio Davide alla fermata dello scuolabus.
8.20: Lo scuolabus arriva alla fermata più vicina alla casa dei Lorenzi. Alla fermata vi sono Annamaria Franzoni ed il piccolo Davide.
8.24: Annamaria Franzoni rientra a casa e trova il figlio Samuele agonizzante.
8.27: Annamaria Franzoni, dopo aver chiamato a voce la vicina di casa Daniele Ferrod, telefona alla psichiatra Ada Satragni, chiedendo il suo aiuto.
8.28: Annamaria Franzoni chiama il 118, dicendo che il proprio figlio vomita sangue dalla bocca.
8.29: Annamaria Franzoni telefona alla ditta per la quale lavora il marito, chiedendo di quest'ultimo. La segreteria riferisce che Stefano Lorenzi non è lì.
8.30 circa: Daniela Ferrod arriva in casa Lorenzi. Qualche minuto dopo arrivano anche Ada Satragni ed altre persone ancora.
8.31: la segretaria della ditta per la quale lavora Stefano Lorenzi telefona a quest' ultimo, che si trova ad Aosta.
8.32: Stefano Lorenzi dal proprio cellulare chiama la moglie al cellulare.
8.33: Lorenzi ripete la telefonata alla moglie.
8.40 circa: Ottino Guichardaz, a bordo del furgone del figlio Carlo, esce di casa e si reca a Montroz, dove abita il figlio e dove è in costruzione la casa dell' altro figlio Ulisse.
8.41: l' eliambulanza decolla da Aosta.
8.43: Carlo Guichardaz conclude gli acquisti nel supermercato di Burolo, come si evince dalla fattura di pagamento.
8.45 circa: Ulisse Guichardaz esce di casa e si reca al negozio di ortofrutta del fratello Carlo, per l'apertura;
8.51-8.52: l'eliambulanza giunge nei pressi della casa dei Lorenzi.
9.06: i carabinieri di Cogne, ricevuta una segnalazione telefonica da Elmo Glarey, guida alpina che aveva coordinato le operazioni di atterraggio dell' eliambulanza, allertano la centrale operativa di Aosta.
9.19: il piccolo Samuele Lorenzi viene trasferito a bordo dell'eliambulanza.
9.43: Carlo Guichardaz, di ritorno da Burolo e giunto piu' o meno all' altezza di Nus (Aosta), riceve la telefonata della moglie Daniela Ferrod, che lo informa dell' accaduto.
9.47: il piccolo Samuele giunge nell' ospedale di Aosta.
9.47: dal suo negozio Graziana Blanc telefona al negozio del marito, Carlo Parratone, e gli chiede se ha saputo di quanto accaduto a Samuele Lorenzi.
9.55: il medico del pronto soccorso di Aosta constata la morte del piccolo Samuele.
ore 10: primo sopralluogo dei carabinieri nella casa dei Lorenzi.

Wednesday, January 29, 2003

DISCUSSIONE LEGGE MERLIN (1949-1959)
di Mitì Vigliero

Saremo in era di Internet, invenzione fantastica per carità, però determinate cose ce le può svelare solo la memoria dei vecchi libri. Il primo "Stupidario" della storia, quello "Parlamentare" uscito nel 1959 nelle edizioni del Borghese di Mario Tedeschi e curato da Luciano Cirri, attraverso un florilegio degli atti ufficiali delle due Assemblee parlamentari fa rivivere, quasi parola per parola, ciò che venne detto nelle sacre aule durante la discussione della legge Merlin, quella che a mezzanotte del 20 settembre 1958 sbarrò le porte delle 590 case chiuse sopravvissute sino ad allora.
Prescindendo dalla bontà o meno della legge, il lettore odierno - soprattutto quello al di sotto degli "anta" - noterà subito quanto siano variati i metodi e i caratteri dell'espressione politica. Innanzitutto, allora, bastava che un onorevole o un senatore aprisse bocca per capire alla prima frase a quale partito appartesse; i DC, spesso quasi parrocchiali nell'ostentata castità, i socialisti grondanti citazioni e spesso ciniche boutade, i comunisti regolarmente astiosi e pronti ad inneggiare alla grande madre sovietica... Oggi invece i politici parlano tutti nella stessa maniera, e distinguerli - anche per questo, oltreché per i "contenuti" - è difficilissimo.
Altro fatto che stupirà il giovane lettore sarà la cultura che, quasi sempre, i parlamentari di allora dimostravano; anche se Mario Tedeschi nella prefazione dello "Stupidario Parlamentare" oltre quarant'anni fa scriveva "la miseria dei dialoghi dimostrerà al lettore che da certi uomini politici non è possibile pretendere di più: non si cava il sangue dalle rape", il fatto che questi utilizzassero termini aulici e parole difficili quali lupanare, lenone, filippica, leguleio, geremiade, mercimonio, ecc, oltre a non sbagliare un congiuntivo manco a pagarli, ce li fa apparire dei geni letterati al confronto delle nuove generazioni che utilizzano solitamente un vocabolario di 230 parole al massimo.
Indubbiamente la discussione della legge Merlin, durata in pratica 10 anni prima di arrivare alla approvazione, raggiunse alti livelli d'umorismo involontario, mostrando anche uno specchio di una società ormai visibile solo nelle vecchie pellicole in bianco e nero. Del resto, la questione delle case chiuse costituiva una saga italiana, in cui si riassumevano tutti i motivi eroici e tipici di quel tempo; il sesso e la mamma, la debolezza umana e la pietà cristiana, il fango e la redenzione. Più che a un dibattito parlamentare, sembrava di prendere parte a un film tipico di quell'epoca, tra il serio e il faceto, interpretato da prostitute, caste fanciulle, ruffiani, poliziotti, lenoni, intellettuali, mandrilloni, padri di famiglia, giovani goliardi, dame di San Vincenzo, il tutto condito da una gran voglia di happy end stile "tutto va ben madama la marchesa", anche perché l'Italia stava per entrare nell'ONU e per farlo doveva abolire in fretta la prostituzione di Stato, cosa che l'organizzazione aveva assolutamente stabilito per i suoi paesi membri.
Protagonisti indiscussi della discussione parlamentare furono due; lei, la Angelina Merlin, classe 1889, professoressa di lingue, senatrice socialista accanita, femminista convinta che però al marito Dante Gallani si rivolse dandogli sempre rigorosamente del "voi", e l'altro socialista Gaetano Pieraccini, che fu sindaco di Firenze, medico antropologo, quello che il 16 novembre '49 esordì alla Camera dicendo: "Il mio discorso sarà forse un po' lungo e particolareggiato; d'altra parte credo di essere il solo a difendere il bordello e quindi mi vorrete scusare". Ma alla fine votò a favore della chiusura pure lui.
Resta una curiosità: pensare che cosa avrebbero commentato i due, e tutti gli altri politici che per noi non sono ormai più che nomi spesso ignoti, nel vedere com'è cambiata l'Italia da allora, quanto sono diverse le idee di moralità, sessualità, buon costume ed educazione in genere. E sono quasi convinta che a tutti loro, oggi, solo ad accendere la televisione verrebbe immediatamente un coccolone.

(da Stupidario Parlamentare, Milano, 1959)

CHE C'ENTRANO LE OSSA CON...?
Merlin Angelina, PSI: "I clienti sono spesso uomini corrotti, sposati e non scapoli soltanto. Sono altresì studenti, operai, soldati che vengono condotti per la prima volta nel lupanare per soddisfare una curiosità. Non resterebbero certamente casti senza la regolamentazione, ma neppure cederebbero ai primi stimoli della passione, quando ancora non hanno le ossa ben formate. Ma ciò avverrebbe più tardi, con un atto normale e sano." (12/X/49)
CASTI SENATORI...
Tartufoli Amor, DC: "Nove benedizioni di Dio sono entrate nella mia casa e sei nipotini la stanno allietando. Io parlo in nome dell'angoscia che tiene il cuore di un padre quando ha numerosi figli, parlo in nome dell'esempio che posso aver dato ad essi per esser giunto al matrimonio in situazione di perfetta purezza..." (28/IX/49)
...E ANGUILLE MANDRILLE
Pieraccini Gaetano, PSI: "Le anguille quando entrano in amore fanno un lunghissimo viaggio di migliaia di km; vanno tutte quante a trovare il loro letto di nozze. Consideri, onorevole Merlin, quanto è potente lo stimolo sessuale!" (16/XI/49)
API E FIORI
Merlin: "Sviluppiamo la coscienza sessuale del cittadino: aprite ai giovani i campi sportivi per esercitare gli sport; moltiplicate gli Alberghi della Gioventù e spianate le vie dei monti e dei mari, anziché lasciare i giovani affollare i vicoli della Suburra in attesa del loro turno dietro la porta del lupanare. Fate che non imparino dalla malizia del compagno più esperto come si genera la vita, ma fate che imparino dall'insegnamento scientifico quanto essa è bella e sacra nel fremito delle piante e degli animali, uomo compreso, che la rinnovano nell'amore!" (12/X/49)
DISTRAIAMO I MARINAI
Riccio Mario, DC: "Particolare considerazione per i marinai che, a volte dopo mesi di crociera, giungono in massa al porto e ovviamente sognano il lupanare. Ma vi sono nazioni che, "invece", li conducono a visitare monumenti e musei, li intrattengono in gare sportive, li distraggono con manifestazioni artistiche e culturali..." (22/XI/49)
DISTRAIAMO SOLDATI E STUDENTI
Cortese Beppe, PSI: "Gli esercizi fisici sportivi, le sale di lettura, il teatro, le gite, le conversazioni, tanto per soldati che per studenti, saranno tali diversivi e tali occupazioni da far avvertire in molto minor grado gli impulsi sessuali!" (22/XI/49)
LENIN DOCET
Merlin: "La sfrenatezza della vita è un sintomo di decadenza. Il proletariato è una classe che deve progredire. Non gli occorre l'ebbrezza, nè come stordimento né come stimolo. Dominio di sé, autodisciplina, non è schiavitù, nemmeno in amore! Signori, questo è l'insegnamento di Lenin ai giovani del suo Paese, e anche noi dovremmo accoglierlo perché esso non contraddice ai nostri credi!" (12/X/49)
PROPRIETÀ DI LINGUAGGIO
Pieraccini: "Per non dire ruffiano devo come dire "souteneur"? Per non dire puttana devo dire etéra o cortigiana? Sarebbe un errore, ché le etére vissero in Grecia, le cortigiane nell'Italia del '500 (Vivaci commenti). A Sanremo ci sono case del gioco, della cocaina, sentine di vizi: in questo caso si dice casinò. Quando si parla di postriboli allora si deve dire "casino" (Commenti vivacissimi). A Sanremo il proprietario dirigente della casa si chiama "concessionario"; quello del casino "ruffiano" (Rumori e grida). Siamo adulti: bando alle ipocrisie (tumulti)." (5/III/52)
QUANTE VOLTE?
Terracini Umberto, PCI: "Fissare numericamente il concetto di abitualità, due volte, cinque volte, dieci volte, mi pare troppo sottile. Esso ricorda la questione degli antichi teologi, su quanti angeli potessero sedere sulla punta d'un ago. Si può discutere all'infinito su simili questioni senza mai trovarsi d'accordo perché è tutta questione personale." (5/III/52)
LA CONTINENZA È 'NA COSA GRANDE
Cingolani: "La continenza per l'amore è una cosa grande. È così alta, così bella questa limitazione che per noi è poesia divenuta realtà, unione di cuori e di anime che traduce mirabilmente quel detto scolpito nella nostra coscienza "Io sono te, unito per tutta la vita, oltre la vita." (6/XII/49)
L'ESEMPIO DEL CORALLO
Pieraccini: "Per evitare la prostituzione, dovremmo essere costruiti come gli animali inferiori, ad esempio il corallo, che è asessuale e non ha il sistema nervoso." (17/XI/52)
ASSOCIAZIONE D'IDEE
Cortese: "Quando nel segreto dell'urna porrete il vostro convincimento per approvare o disapprovare il disegno di legge, ricordatevi della vostra madre, delle vostre figlie, delle vostre sorelle, come io ricorderò mia madre saggia e buona, e mia sorella." (22/XI/52)
MIRACOLO SOVIETICO
Floreanini Gisella, PCI: "Riferendoci all'Unione Sovietica notiamo che gli affetti da malattie veneree erano il 50% negli ultimi anni del regime zarista; dopo il 1917 furono subito e solo il 6% e oggi là, come accadrà da noi grazie all'approvazione di questa legge, non esiste più la prostituzione." (24/1/58)
HAPPY END
Valandro Gigliola, DC: "...E a ciascuna di quelle nostre sorelle infelici più che colpevoli diciamo: finalmente sei libera, va', sii felice, e non peccare più" (24/1/58