Wednesday, September 25, 2002

A PROPOSITO DELLA LEGGE SULL'IMMIGRAZIONE
Scoglitti (Ragusa). Ottima, la Bossi-Fini. Quella che segue è l’ennesima cronaca delle guerre pacioccone del governo di centro destra contro la “calamità” dell’ immigrazione. Un’emittente privata di Vittoria, Tele Città Val- d’ Ippari, martedì sera ci ha fatto sopra un bel servizio (benedetta concorrenza televisiva).Il fatto si commenta da solo: cinque ammalati “clandestini” tunisini si sono staccati le flebo e sono scappati. Uno dei cinque – dice adesso il primario di medicina interna, Filippo Foresti, che ne aveva in cura quattro -, “ha una malformazione cardiaca dalla nascita, ma non lo sa”.Scomparsi, volati via, senza dare nell’occhio, senza che nessuno li fermasse per dire che la legge italiana aveva fatto grandi progetti sul loro futuro. Zitti zitti, quattro naufraghi tunisini, sopravvissuti alla tragedia di Scoglitti, hanno lasciato il reparto allestito ad hoc, la stanza 068 dell’ Ospedale di Vittoria, il “ Riccardo Guzzardi”, mentre sono ancora in corso le indagini; mentre gli investigatori cercano di ricostruire con esattezza l’esatto carico del motopesca, la Bachar ; la rotta seguita dall’ imbarcazione prima di andare a finire a qualche centinaio di metri dalla costa della Sicilia sud orientale; mentre si indaga per accertare il coinvolgimento di organizzazioni criminali; mentre autorità italiane e tunisine si incontrano per mettere a punto altre contromisure poliziesche.Il quinto tunisino, ricoverato a Comiso, ospedale “Regina Margherita”, ha avuto la stessa idea e se l’è data a gambe.Una vicenda che ha del surreale. Una vicenda emblematica di quanto assomigli oggi a un colabrodo una normativa che invece, proprio recentemente, era stata rimodellata all’insegna della durezza, dell’ esibizione muscolare, del ritornello tipicamente italico di una musica che sarebbe finalmente cambiata. Una vicenda che ora – e Bossi e Fini non potranno che concordare – presenta aspetti di umorismo involontario. Qualche problema l’avranno – ma non ce la sentiamo di infierire – quei due deputati di AN ( Fragalà e Lo Presti), i quali a poche ore dalla notizia della tragedia avevano spiritosamente sentenziato: “ Muoiono perché la nostra legge funziona bene”.Perché parliamo di umorismo involontario? Perché i tunisini che sono scappati dall’ ospedale, al momento del ricovero avevano diligentemente depositato le loro impronte, mano destra, mano sinistra, pollice, indice, anulare medio, e mignolo. Ed erano stati fotografati. Ma queste dita di chi sono? Ci sono le impronte, insomma, ma non si trovano più i proprietari delle impronte. Roba da matti.Eh sì, perché l’ accertamento dell’ identità dei superstiti è ancora in corso. I sopravvissuti non avevano documenti, spesso cambiano versione, alcuni si dice fossero marocchini, un altro è sedicente palestinese, qualcun altro potrebbe essere liberiano…Da Roma, nella tarda mattinata di ieri, è venuto in Prefettura a Ragusa, l’ambasciatore tunisino. Veniva per portare solidarietà ai ricoverati. Si chiama Mohamed Jegam, ha dovuto faticare non poco per rendersi conto che il numero delle persone alle quali si sarebbe recato a fare visita, si era notevolmente assottigliato proprio nelle ultime ore. E ha le idee chiarissime sul fatto che il suo governo pretende il rientro in patria dei suoi connazionali espatriati illegalmente. Tecnicamente, non è successo nulla. I carabinieri li avevo incontrati il primo giorno in ospedale. E avevo scritto della gentilezza e della solidarietà che manifestavano ai naufraghi, arrangiandosi in arabo con un piccolo vocabolario acquistato per l’occasione. Ma qui finivano i loro compiti. Con chi parli parli, ora ti dice: non c’erano provvedimenti restrittivi della libertà individuale emessi a carico dei cinque tunisini. Sandro Calvosa, il prefetto di Ragusa, che ieri ha ricevuto l’ambasciatore tunisino, alle mie domande sulla fuga dei pazienti, ha risposto – codici alla mano – che forse potrà sembrare un evento alquanto bizzarro, ma così è.Cerchiamo allora di ragionare. Si fa una nuova legge per ribadire che questo “schifo” ( dal dizionario leghista sull’argomento) deve finire. Ci si riempie la bocca con roboanti dichiarazioni, tipo, appunto, quella dei due deputati di AN. E appena qualche giorno prima, in occasione dell’ altra tragedia, quella di Porto Empedocle – come i lettori ricorderanno – gli uomini di governo avevano sfidato il buon senso della gente. Francesco Moro, presidente del gruppo della Lega al Senato si era chiesto: “Nessuno ha detto loro che ormai l’Italia è un paese chiuso, nel quale gli extra comunitari non possono più entrare?”. Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato aveva ribadito: “Bisogna informare i possibili emigranti che in Italia le cose sono cambiate”.D’altra parte, i superstiti dell’ ultimo naufragio, sono attualmente nel centro accoglienza di Caltanissetta in attesa di essere rispediti in patria. Al termine degli accertamenti, il loro destino, con ogni probabilità, sarà segnato da un decreto di espulsione. L’asilo politico, infatti, non dovrebbe essere contemplato in un caso del genere. Ma non si capisce allora perché chi finisce in ospedale, non ricade sotto alcuna forma di controllo. Non sono in stato di fermo, va bene. Non sono arrestati, benissimo. Ma in questa fase delicatissima di indagini e accertamenti, non devi assicurarti che non ti sfuggano di mano?L’Italia, per dirla con Moro e Calderoli, sarà anche un paese chiuso. E con gli ospedali come la mettiamo?
Saverio Lodato L’Unita’

Tuesday, September 24, 2002

NEL MARE DI SICILIA ALLA RICERCA DEI NUOVI DANNATI
SCOGLITTI (Ragusa) La chiamano la legge del mare, e per farla rispettare ci sono uomini che ogni giorno rischiano di persona. Appena oltrepassata la barriera frangiflutti, proprio il mare ci riserva un’accoglienza forza cinque. Ma imbarchiamo solo un po’ di schiuma. E’ tornato a splendere il sole, ma il mare, da che mondo è mondo, ha i suoi tempi, i suoi ritmi. La pilotina è agile, veloce. Solo che il servizio di perlustrazione per la ricerca cadaveri impone velocità bassissime, per scrutare fra le onde, riuscire a captare quegli impercettibili segnali che possono rivelare la presenza di un corpo in mare, essere pronti ad anticipare la rapidità delle correnti che possono vanificare facilmente il lavoro di intere giornate. La pilotina dei carabinieri ha iniziato la sua giornata di lavoro poco prima delle sei del mattino. La guida il vicebrigadiere Giuseppe, esperto conoscitore di questo lunghissimo tratto di mare che lambisce l’agrigentino e il ragusano e che, negli anni, ne ha viste di tutti i colori. E’ – questa è la sua professione un “nocchiere motorista” inquadrato nei reparti del servizio navale dell’ arma dei carabinieri. Uomo di prorompente vitalità, Giuseppe si lancia con la sua pilotina mosso quasi da un credo religioso: il diritto ad avere una degna sepoltura è sacrosanto. “ Li recuperiamo, li recuperiamo. Bisogna recuperarli per un atto di umanità e di carità. E’ un recupero di dignità, e per noi non fanno differenze le altre etnie, le altre religioni, le altre nazionalità. Dico di più: tutto questo, a prescindere dai fini illeciti che alcune persone, in qualche caso, possono avere. E’ proprio questo lo spirito che accomuna carabinieri, poliziotti, finanzieri che prendono il largo ”.La legge del mare, appunto. Per questi uomini in divisa quasi una legge in più che va rispettata, applicata, onorata.Ma non ci si abitua mai alla morte, dice Giuseppe. Non ci si abitua mai all’idea di ritrovare un tuo simile in quelle disgraziate condizioni che sono il risultato di un annegamento. Il vicebrigadiere Giuseppe ci ha caricato a bordo, insieme alla collega Silvia Resta de “La 7”, e previa autorizzazione del capitano Massimiliano Rocco, che comanda la stazione di Vittoria, per darci un’idea di quanto sia complicato questo lavoro ingrato. Siamo partiti dal porticciolo di Scoglitti. L’Arcangelo Gabriele, la Santa Madonna, la Medusa, i grossi pescherecci, sono tutti ormeggiati. Non si è pescato, oggi. Il mare è forza cinque, tendente all’ aumento. E noi stiamo navigando quasi a vista – dice Giuseppe – perché se dovessimo trovare qualcosa dovremmo quasi tallonarla, per avere il tempo di avvertire il comando, avvertire il magistrato, avvertire i sommozzatori, evitando che il mare sia più veloce di tutte le burocrazie.Ecco: questa è proprio la zona del naufragio. L’acqua è colore verde smeraldo. La costa, che ha una rientranza, crea quasi un piccolo golfo che in parte mitiga la violenza delle acque. Col cannocchiale si vede in lontananza, sul bagniasciuga, un gruppo di sei persone. Ci sono anche due donne. Sono tutte persone che aspettano. Dovrebbero essere tunisini, dice Giuseppe. Ricordano le vedove dei pescatori del Portogallo che periodicamente tornano a scrutare l’Atlantico. Dal giorno della tragedia, a piccoli gruppi, a turno, questi tunisini picchettano la costa. E l’altra sera li abbiamo visti lanciarsi in acqua e recuperare il corpo d’una vittima, con la stessa lena con la quale si strappa all’acqua un vivo che ha rischiato di annegare. Ma Giuseppe non si lascia trarre in inganno: qui ci sono fondali di dodici metri, sabbiosi, e talmente impenetrabili che i sommozzatori hanno visibilità non superiore ai trenta centimetri. E il corpo può essersi adagiato proprio al fondo, giocando a rimpiattino con chi lavora per la cristiana sepoltura. Il mare è sporco. Galleggia di tutto. Cassette da imballaggio, pezzi di motore, teli da bagno, secchi di plastica, copertoni… Si spiegano così – dice Giuseppe – le centinaia di telefonate che in questi giorni stanno intasando tutti i centralini delle forze di polizia. A trarre in inganno, sono soprattutto i teloni neri, quelli che vengono adoperati nelle serre per proteggere i prodotti, e che finiscono spesso nella spazzatura del mare. A distanza, ti danno l’impressione di essere maglioni, giacche, pantaloni…E ci sono anche i “cannizzi”, le frasche lasciate dai pescatori per creare zone di ombra e attirare i pesci…Certo, è un triste bilancio quello della vita del brigadiere Giuseppe. Mi racconta dello choc che lo ha segnato: un sub di quarant’anni colpito da embolia, e quando gli levammo la maschera venne via metà del volto…Parla della “saponificazione” che trasforma i cadaveri quando stanno in acqua per troppi giorni…Definisce il canale di Sicilia “ un cimitero” dove sprofonda di tutto…Gracchia la radio di bordo: dove siete, dove siete? Hanno nuovamente segnalato due corpi a Punta Braccetto… Portatevi i sommozzatori…Giuseppe, il nocchiero motorista, smette la velocità di perlustrazione e torna velocemente in porto.La “pesca”, per il momento, non è stata fruttuosa. Nel pomeriggio, invece, andrà meglio. La “ legge del mare” conoscerà un’altra vittoria: il ritrovamento di un altro cadavere.
Saverio Lodato L’Unita’

IL MONOLOGO DI BEPPE GRILLO
Berlusconiani. «Bossi è preoccupato, troppi extracomunitari. Sono scuri e lavorano in nero. Tra poco non li vedrà neanche più. E in questa società di vecchi, che stiamo diventando, me lo immagino tra qualche anno su una sedia a rotelle, spinta da una badante marocchina, perché questo è il suo destino. Confonde l'era digitale con quella delle impronte digitali. Ma se proprio le vuole, che siano per tutti. Prendiamole anche ai Savoia, quando entreranno in Italia, dopo una vita difficile, costretti in panfilo dall'Isola di Cavallo a Nizza, e da li in Svizzera, stipati in tre su una Ferrari. Vengano pure in Italia, gli faremo un culo così: Ici, Irap, Irpef, Irpeg. E il Gabibbo sulla porta di casa.
Poi c'è Schifani, il capogruppo dei senatori di Forza Italia. Ha detto di essere minacciato: vogliono sparargli al cervello. Ma il proiettile avrebbe seri dubbi nello scovare il cervello di Schifani. L'avvocato Previti, invece, vuole essere giudicato solo dai giudici che la pensano come lui. Si chiama legge sul legittimo sospetto. In pratica, se io ho il sospetto che il vigile mi sta multando perché invidioso della mia Bmw, non può essere lui a darmi la multa: voglio che mi multino solo vigili con la Porsche. Ho paragonato Previti a un rottweíler e lui mi ha querelato. A dire il vero, tra i due c'è una differenza: se io lancio una cosa a un rottweiler, quello me la riporta indietro. Provate a lanciare una cosa a Previti: quello la prende e se la porta in Svizzera.
Il migliore di tutti è comunque Lunardi, il ministro che fa le grandi opere. Visto che lui possedeva uno dei più importanti studi di progettazione grandi opere d'Europa, ha sentito il dovere di cederlo, per evitare un conflitto d'interessi. E l'ha ceduto alla moglie, "tanto mi sta sul ca...", ha aggiunto. Ora ha lanciato la sua ultima idea: il ponte sullo stretto di Messina. Ventimila miliardi per risparmiare venti minuti. E due torri alte cinquecento metri, con tanta di quella terra da scavare che non sanno neppure dove metterla. Già che ci sono, la mettano nello stretto, così andiamo a piedi e non c’è bisogno del ponte. Su Berlusconi cosa possiamo dire ancora? Ha proposto di informatizzare il Terzo Mondo, così ci mandano via email i loro bilanci e noi li controlliamo per vedere se son fatti bene. Noi che insegniamo agli altri a fare i bilanci? Ma se la nostra economia è fondata sul falso in bilancio...».
La sinistra. «È in ritardo, è sempre in ritardo. D'Alema, che dovrebbe sparire dalla circolazione, ha creato una fondazione di idee, lui che non ha mai avuto un'idea in vita sua. E adesso ci sono i girotondi. Io ci andrò solo quando giocheranno a palla avvelenata. Ma il più comico di tutti è Cossutta. Pensava di essere una spia del Kgb, solo che il Kgb non lo sapeva. Girava in impermeabile dicendo frasi del tipo: "Le fragole sono mature". E sua moglie a dirgli: "Vieni a casa, Armando"».
Montecitorio. «In Parlamento siedono 56 pregiudicati, sembra di entrare in una comunità di recupero. Una volta era il politico, che se aspettavi un po' diventava un pregiudicato. Adesso è il pregiudicato, che se aspetti un po' diventa un politico».
G8. «Dopo il G8, Genova non è più la stessa. Il pesto alla genovese ora ha un significato diverso da quello di prima».
Bush. «Ha un quoziente intellettivo che Totti, al confronto, fa la sua figurina. Ha annunciato di voler tagliare gli alberi, così non si incendiano. Non sapeva neanche cosa fosse l'Afghanistan, lui pensava all'AGFANISTAN, il luogo dove si sviluppano le pellicole, al confine con il KODAKISTAN. Avete visto le foto di Kabul prima e dopo la guerra? Uguale. Anzi, un afghano ha detto: "Meno male che mi avete fatto questo nuovo buco, perché non sapevo dove mettere le macerie di prima"».
La difficoltà di essere padri. «Mia figlia maggiore mi ha detto che vuole fare un provino a Saranno famosi, la trasmissione che fa... il marito di Costanzo. "Ma non puoi drogarti come tutti gli altri?", le ho risposto. Dopo i fatti di Novi Ligure, ho fatto sparire da casa coltelli e forchette. Poi ho saputo che Pietro Maso aveva ucciso i suoi a pentolate. E il suo avvocato lo difendeva: "Signor giudice, abbia comprensione, è rimasto orfano”».
Calciatori. «Ai Mondiali, contro i nostri, mi è venuta voglia di tifare Croazia. Nesta, col cerchietto che aveva mia nonna, non correva per non spettinarsi. Vieri col tatuaggio 'Ti amo Velina"... Viva i croati, con le loro cicatrici da bazooka!».
Dio. «Davanti a una situazione del genere, stavolta voglio che sia Lui in persona a scendere sulla Terra. Non son più cose da bambini. Qui ci vuole uno Specialista».