A PROPOSITO DELLA LEGGE SULL'IMMIGRAZIONE
Scoglitti (Ragusa). Ottima, la Bossi-Fini. Quella che segue è l’ennesima cronaca delle guerre pacioccone del governo di centro destra contro la “calamità” dell’ immigrazione. Un’emittente privata di Vittoria, Tele Città Val- d’ Ippari, martedì sera ci ha fatto sopra un bel servizio (benedetta concorrenza televisiva).Il fatto si commenta da solo: cinque ammalati “clandestini” tunisini si sono staccati le flebo e sono scappati. Uno dei cinque – dice adesso il primario di medicina interna, Filippo Foresti, che ne aveva in cura quattro -, “ha una malformazione cardiaca dalla nascita, ma non lo sa”.Scomparsi, volati via, senza dare nell’occhio, senza che nessuno li fermasse per dire che la legge italiana aveva fatto grandi progetti sul loro futuro. Zitti zitti, quattro naufraghi tunisini, sopravvissuti alla tragedia di Scoglitti, hanno lasciato il reparto allestito ad hoc, la stanza 068 dell’ Ospedale di Vittoria, il “ Riccardo Guzzardi”, mentre sono ancora in corso le indagini; mentre gli investigatori cercano di ricostruire con esattezza l’esatto carico del motopesca, la Bachar ; la rotta seguita dall’ imbarcazione prima di andare a finire a qualche centinaio di metri dalla costa della Sicilia sud orientale; mentre si indaga per accertare il coinvolgimento di organizzazioni criminali; mentre autorità italiane e tunisine si incontrano per mettere a punto altre contromisure poliziesche.Il quinto tunisino, ricoverato a Comiso, ospedale “Regina Margherita”, ha avuto la stessa idea e se l’è data a gambe.Una vicenda che ha del surreale. Una vicenda emblematica di quanto assomigli oggi a un colabrodo una normativa che invece, proprio recentemente, era stata rimodellata all’insegna della durezza, dell’ esibizione muscolare, del ritornello tipicamente italico di una musica che sarebbe finalmente cambiata. Una vicenda che ora – e Bossi e Fini non potranno che concordare – presenta aspetti di umorismo involontario. Qualche problema l’avranno – ma non ce la sentiamo di infierire – quei due deputati di AN ( Fragalà e Lo Presti), i quali a poche ore dalla notizia della tragedia avevano spiritosamente sentenziato: “ Muoiono perché la nostra legge funziona bene”.Perché parliamo di umorismo involontario? Perché i tunisini che sono scappati dall’ ospedale, al momento del ricovero avevano diligentemente depositato le loro impronte, mano destra, mano sinistra, pollice, indice, anulare medio, e mignolo. Ed erano stati fotografati. Ma queste dita di chi sono? Ci sono le impronte, insomma, ma non si trovano più i proprietari delle impronte. Roba da matti.Eh sì, perché l’ accertamento dell’ identità dei superstiti è ancora in corso. I sopravvissuti non avevano documenti, spesso cambiano versione, alcuni si dice fossero marocchini, un altro è sedicente palestinese, qualcun altro potrebbe essere liberiano…Da Roma, nella tarda mattinata di ieri, è venuto in Prefettura a Ragusa, l’ambasciatore tunisino. Veniva per portare solidarietà ai ricoverati. Si chiama Mohamed Jegam, ha dovuto faticare non poco per rendersi conto che il numero delle persone alle quali si sarebbe recato a fare visita, si era notevolmente assottigliato proprio nelle ultime ore. E ha le idee chiarissime sul fatto che il suo governo pretende il rientro in patria dei suoi connazionali espatriati illegalmente. Tecnicamente, non è successo nulla. I carabinieri li avevo incontrati il primo giorno in ospedale. E avevo scritto della gentilezza e della solidarietà che manifestavano ai naufraghi, arrangiandosi in arabo con un piccolo vocabolario acquistato per l’occasione. Ma qui finivano i loro compiti. Con chi parli parli, ora ti dice: non c’erano provvedimenti restrittivi della libertà individuale emessi a carico dei cinque tunisini. Sandro Calvosa, il prefetto di Ragusa, che ieri ha ricevuto l’ambasciatore tunisino, alle mie domande sulla fuga dei pazienti, ha risposto – codici alla mano – che forse potrà sembrare un evento alquanto bizzarro, ma così è.Cerchiamo allora di ragionare. Si fa una nuova legge per ribadire che questo “schifo” ( dal dizionario leghista sull’argomento) deve finire. Ci si riempie la bocca con roboanti dichiarazioni, tipo, appunto, quella dei due deputati di AN. E appena qualche giorno prima, in occasione dell’ altra tragedia, quella di Porto Empedocle – come i lettori ricorderanno – gli uomini di governo avevano sfidato il buon senso della gente. Francesco Moro, presidente del gruppo della Lega al Senato si era chiesto: “Nessuno ha detto loro che ormai l’Italia è un paese chiuso, nel quale gli extra comunitari non possono più entrare?”. Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato aveva ribadito: “Bisogna informare i possibili emigranti che in Italia le cose sono cambiate”.D’altra parte, i superstiti dell’ ultimo naufragio, sono attualmente nel centro accoglienza di Caltanissetta in attesa di essere rispediti in patria. Al termine degli accertamenti, il loro destino, con ogni probabilità, sarà segnato da un decreto di espulsione. L’asilo politico, infatti, non dovrebbe essere contemplato in un caso del genere. Ma non si capisce allora perché chi finisce in ospedale, non ricade sotto alcuna forma di controllo. Non sono in stato di fermo, va bene. Non sono arrestati, benissimo. Ma in questa fase delicatissima di indagini e accertamenti, non devi assicurarti che non ti sfuggano di mano?L’Italia, per dirla con Moro e Calderoli, sarà anche un paese chiuso. E con gli ospedali come la mettiamo?
Saverio Lodato L’Unita’
Scoglitti (Ragusa). Ottima, la Bossi-Fini. Quella che segue è l’ennesima cronaca delle guerre pacioccone del governo di centro destra contro la “calamità” dell’ immigrazione. Un’emittente privata di Vittoria, Tele Città Val- d’ Ippari, martedì sera ci ha fatto sopra un bel servizio (benedetta concorrenza televisiva).Il fatto si commenta da solo: cinque ammalati “clandestini” tunisini si sono staccati le flebo e sono scappati. Uno dei cinque – dice adesso il primario di medicina interna, Filippo Foresti, che ne aveva in cura quattro -, “ha una malformazione cardiaca dalla nascita, ma non lo sa”.Scomparsi, volati via, senza dare nell’occhio, senza che nessuno li fermasse per dire che la legge italiana aveva fatto grandi progetti sul loro futuro. Zitti zitti, quattro naufraghi tunisini, sopravvissuti alla tragedia di Scoglitti, hanno lasciato il reparto allestito ad hoc, la stanza 068 dell’ Ospedale di Vittoria, il “ Riccardo Guzzardi”, mentre sono ancora in corso le indagini; mentre gli investigatori cercano di ricostruire con esattezza l’esatto carico del motopesca, la Bachar ; la rotta seguita dall’ imbarcazione prima di andare a finire a qualche centinaio di metri dalla costa della Sicilia sud orientale; mentre si indaga per accertare il coinvolgimento di organizzazioni criminali; mentre autorità italiane e tunisine si incontrano per mettere a punto altre contromisure poliziesche.Il quinto tunisino, ricoverato a Comiso, ospedale “Regina Margherita”, ha avuto la stessa idea e se l’è data a gambe.Una vicenda che ha del surreale. Una vicenda emblematica di quanto assomigli oggi a un colabrodo una normativa che invece, proprio recentemente, era stata rimodellata all’insegna della durezza, dell’ esibizione muscolare, del ritornello tipicamente italico di una musica che sarebbe finalmente cambiata. Una vicenda che ora – e Bossi e Fini non potranno che concordare – presenta aspetti di umorismo involontario. Qualche problema l’avranno – ma non ce la sentiamo di infierire – quei due deputati di AN ( Fragalà e Lo Presti), i quali a poche ore dalla notizia della tragedia avevano spiritosamente sentenziato: “ Muoiono perché la nostra legge funziona bene”.Perché parliamo di umorismo involontario? Perché i tunisini che sono scappati dall’ ospedale, al momento del ricovero avevano diligentemente depositato le loro impronte, mano destra, mano sinistra, pollice, indice, anulare medio, e mignolo. Ed erano stati fotografati. Ma queste dita di chi sono? Ci sono le impronte, insomma, ma non si trovano più i proprietari delle impronte. Roba da matti.Eh sì, perché l’ accertamento dell’ identità dei superstiti è ancora in corso. I sopravvissuti non avevano documenti, spesso cambiano versione, alcuni si dice fossero marocchini, un altro è sedicente palestinese, qualcun altro potrebbe essere liberiano…Da Roma, nella tarda mattinata di ieri, è venuto in Prefettura a Ragusa, l’ambasciatore tunisino. Veniva per portare solidarietà ai ricoverati. Si chiama Mohamed Jegam, ha dovuto faticare non poco per rendersi conto che il numero delle persone alle quali si sarebbe recato a fare visita, si era notevolmente assottigliato proprio nelle ultime ore. E ha le idee chiarissime sul fatto che il suo governo pretende il rientro in patria dei suoi connazionali espatriati illegalmente. Tecnicamente, non è successo nulla. I carabinieri li avevo incontrati il primo giorno in ospedale. E avevo scritto della gentilezza e della solidarietà che manifestavano ai naufraghi, arrangiandosi in arabo con un piccolo vocabolario acquistato per l’occasione. Ma qui finivano i loro compiti. Con chi parli parli, ora ti dice: non c’erano provvedimenti restrittivi della libertà individuale emessi a carico dei cinque tunisini. Sandro Calvosa, il prefetto di Ragusa, che ieri ha ricevuto l’ambasciatore tunisino, alle mie domande sulla fuga dei pazienti, ha risposto – codici alla mano – che forse potrà sembrare un evento alquanto bizzarro, ma così è.Cerchiamo allora di ragionare. Si fa una nuova legge per ribadire che questo “schifo” ( dal dizionario leghista sull’argomento) deve finire. Ci si riempie la bocca con roboanti dichiarazioni, tipo, appunto, quella dei due deputati di AN. E appena qualche giorno prima, in occasione dell’ altra tragedia, quella di Porto Empedocle – come i lettori ricorderanno – gli uomini di governo avevano sfidato il buon senso della gente. Francesco Moro, presidente del gruppo della Lega al Senato si era chiesto: “Nessuno ha detto loro che ormai l’Italia è un paese chiuso, nel quale gli extra comunitari non possono più entrare?”. Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato aveva ribadito: “Bisogna informare i possibili emigranti che in Italia le cose sono cambiate”.D’altra parte, i superstiti dell’ ultimo naufragio, sono attualmente nel centro accoglienza di Caltanissetta in attesa di essere rispediti in patria. Al termine degli accertamenti, il loro destino, con ogni probabilità, sarà segnato da un decreto di espulsione. L’asilo politico, infatti, non dovrebbe essere contemplato in un caso del genere. Ma non si capisce allora perché chi finisce in ospedale, non ricade sotto alcuna forma di controllo. Non sono in stato di fermo, va bene. Non sono arrestati, benissimo. Ma in questa fase delicatissima di indagini e accertamenti, non devi assicurarti che non ti sfuggano di mano?L’Italia, per dirla con Moro e Calderoli, sarà anche un paese chiuso. E con gli ospedali come la mettiamo?
Saverio Lodato L’Unita’
